Un indigeno Waorani davanti alla Corte costituzionale dell'Ecuador. La sua tribù rivendica il diritto delle popolazioni amazzoniche alla consultazione preventiva in progetti estrattivi (Dolores Ochoa - Associated Press)
Un indigeno Waorani davanti alla Corte costituzionale dell'Ecuador. La sua tribù rivendica il diritto delle popolazioni amazzoniche alla consultazione preventiva in progetti estrattivi (Dolores Ochoa - Associated Press)

Il padre dei diritti della natura: "Difficile tramutarli in legge"

Alberto Acosta, economista ed ex ministro dell'Ecuador, è tra i fautori delle norme con cui sono state riconosciute maggiori tutele all'ambiente. "Le norme non cambiano il mondo, ma la loro costruzione partecipativa sì"

Elena Ciccarello

Elena CiccarelloDirettrice responsabile lavialibera

10 settembre 2020

Alberto Acosta, economista, è stato ministro dell'Energia e delle Miniere e presidente dell'Assemblea costituente dell’Ecuador negli anni 2007-2008. Oggi è professore universitario e giudice del Tribunale internazionale per i diritti della Natura. Desidera lo si chiami "compagno combattente dei movimenti sociali".

Acosta, lei è il padre della norma che per la prima volta al mondo, in Ecuador, ha riconosciuto la natura come soggetto di diritto. Si è rivelato uno strumento utile?

Purtroppo anche in Ecuador, dove la norma è nata come traduzione formale dell’amore delle popolazioni indigene per Madre Terra, i risultati si presentano scarsi. Dobbiamo però tenere conto di quanto sia difficile cristallizzare in una legge questi diritti. Si tratta di un’innovazione importante, un primo passo verso il superamento della civiltà antropocentrica. Tant’è che tutt’ora risulta incomprensibile per alcuni settori e inaccettabile per molti gruppi di potere. Dopotutto anche l’emancipazione degli schiavi, delle popolazioni indigene e delle donne è stata a lungo rifiutata come assurda: la storia si ripete. 

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