Foto di Michael Gross da Flickr
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Da Gregoretti a Open Arms: tutti i guai di Salvini con la giustizia

Appuntamento in tribunale per l'ex ministro dell'Interno, accusato di "sequestro di persona aggravato". Per il leader della Lega potrebbe non essere l'ultima trasferta in Sicilia per motivi giudiziari

Francesca Dalrì

Francesca DalrìRedattrice lavialibera

Rosita Rijtano

Rosita RijtanoRedattrice lavialibera

Aggiornato il giorno 2 ottobre 2020

Appuntamento in tribunale. Domani, in una Catania blindata, Matteo Salvini si presenterà davanti al giudice per l’udienza preliminare (gup) del tribunale che dovrà decidere se rinviarlo a giudizio, chiedere un approfondimento delle indagini, o non dar luogo a procedere. L'ex ministro dell'Interno è accusato di "sequestro di persona aggravato" per il caso Gregoretti: la nave della marina Militare con a bordo 131 migranti tenuta al largo di Augusta per quattro giorni. Se il gup dovesse optare per il rinvio al giudizio, inizierebbe il primo processo per la cosiddetta "politica dei porti chiusi". Legambiente chiederà di costituirsi parte civile.

Per il leader della Lega potrebbe non essere l'ultima trasferta in Sicilia del 2020 per motivi giudiziari. A Palermo sono arrivate dal Senato le carte relative al caso Open Arms, per il quale l'aula di palazzo Madama ha dato il via libera al processo lo scorso 31 luglio, anche se ancora non è stata fissata la data dell'udienza preliminare.

Il caso Gregoretti 

Nella notte fra il 25 e il 26 luglio 2019 il motopeschereccio Accursio Giarratano intercetta e soccorre un gommone con 50 migranti. Quasi contemporaneamente un pattugliatore della guardia di finanza ne recupera altri 91. Il centro di coordinamento invia la Gregoretti, nave della marina militare italiana. L’intervento avviene alle 21,55 del 26 luglio: sei migranti bisognosi di urgenti cure vengono trasferiti a Lampedusa, gli altri salgono a bordo della Gregoretti, sulla quale si ritrovano così 135 persone tra uomini, donne e bambini. Il 27 luglio nel porto di Catania avviene il rifornimento di viveri e materiale sanitario e vengono fatti sbarcare una donna incinta assieme al marito e ai due figli. A quel punto la Gregoretti punta verso il porto di Augusta (Siracusa). Qui il 29 luglio vengono fatti sbarcare 15 minori non accompagnati su disposizione del Tribunale dei minori di Catania. È poi il turno di un migrante affetto da sospetta tubercolosi. A bordo rimangono 115 migranti. Dopo giorni di estenuanti trattative, il 31 luglio Irlanda, Francia, Germania, Portogallo, Lussemburgo e la Conferenza episcopale italiana danno la propria disponibilità ad accogliere i migranti. Ottenuto l’obiettivo, alle 15,48 viene autorizzato lo sbarco.

Il fascicolo giudiziario viene aperto presso il tribunale di Catania dove il procuratore Carmelo Zuccaro ne chiede l'archiviazione. Trattandosi di un presunto reato commesso da un pubblico ufficiale nell'esercizio delle proprie funzioni, la competenza è, però, del tribunale dei ministri di Catania. Questo il 18 dicembre 2019, in contrasto con la linea di Zuccaro, richiede al Senato (Matteo Salvini è un senatore) l’autorizzazione a procedere in giudizio nei confronti del leader leghista, all’epoca ministro degli Interni, con l’accusa di sequestro di persona aggravato dal ruolo di pubblico ufficiale e dalla presenza di minori a bordo. Il reato è disciplinato dall’articolo 605 del codice penale e prevede, in caso di condanna, una pena da tre a 15 anni di carcere.

Il precedente

Un caso molto simile riguarda la nave militare Diciotti che il 15 agosto 2018 aveva tratto in salvo 190 migranti in zona Sar (Search and rescue) maltese. Fino al 20 agosto la nave rimase bloccata al largo di Lampedusa, senza autorizzazione allo sbarco. Solo 13 persone vennero fatte scendere e ricoverate d’urgenza il 17 agosto. Il 20 agosto l’allora ministro dei Trasporti Danilo Toninelli (M5s), indicò Catania come porto di approdo. Subito il Viminale annunciò di  non aver autorizzato alcuno sbarco. Dal 20 al 25 agosto la nave rimase altri cinque giorni bloccata nel porto di Catania. Il 23 agosto sbarcarono 29 minorenni non accompagnati. Come per il caso Gregoretti, anche questa volta i restanti 148 migranti furono fatti sbarcare solo dopo il raggiungimento di un accordo internazionale sulla loro redistribuzione.

La procura di Agrigento decise di indagare Salvini, ma trattandosi di un reato commesso da un ministro nell’esercizio delle proprie funzioni, il fascicolo passò al Tribunale dei ministri di Catania che il 23 gennaio 2019 chiese al Senato l’autorizzazione a procedere in giudizio. All’epoca, però, Lega e M5s governavano insieme. Inizialmente Salvini disse di non aver paura e di volersi far processare, ma alla fine cambiò idea, i Cinque stelle lo seguirono e la Giunta negò l’autorizzazione a procedere poi confermata anche dal Senato il 20 marzo con una maggioranza schiacciante.

Open Arms 

Ma per Salvini potrebbe non essere l'ultima trasferta siciliana di questo 2020 effettuata per motivi giudiziari. A Palermo sono arrivate dal Senato tutte le carte relative al caso Open Arms, per il quale l'aula di palazzo Madama ha dato il via libera al processo lo scorso 31 luglio. Anche in questo caso l’ex ministro è accusato di “plurimo sequestro di persona", "aggravato dall’essere stato commesso da un pubblico ufficiale con abuso dei poteri inerenti le sue funzioni e anche in danno di minori", con l'aggiunta di “rifiuto d’atti d’ufficio”. L’episodio è diverso dai precedenti perché non riguarda una nave della marina militare, ma l’imbarcazione di una organizzazione non governativa spagnola che per 19 giorni si è vista rifiutare la concessione di un porto sicuro in cui approdare. I fatti risalgono ad agosto 2019, quando la “mission 65” dell’ong salvò 163 persone nella zona Sar libica e poi fece richiesta di sbarco a Malta, che rispose negativamente, e all’Italia. Il 1 agosto l’ex ministro dell'Interno rifiutò con decreto l’ingresso della nave “nel mare territoriale nazionale” e continuò a negare lo sbarco anche dopo la decisione del Tar del Lazio, a cui Open Arms aveva presentato ricorso, di sospendere il divieto e concedere l’ingresso in acque territoriali vista la situazione di “eccezionale gravità e urgenza”

Una condizione critica documentata anche da Emergency dopo aver visitato i migranti sulla nave. Il momento di massima tensione si raggiunse quando alcune persone si gettarono in mare con i salvagenti nel tentativo di raggiungere la costa di Lampedusa. La situazione si sbloccò solo grazie al sequestro della nave— con la conseguente evacuazione immediata dei profughi a bordo — disposta dalla procura di Agrigento per “ragioni di sicurezza che non consentono di attendere un provvedimento di sequestro emesso dal Giudice”, date le condizioni psicologiche assai critiche dei naufraghi

Secondo il tribunale dei ministri l’allora titolare del Viminale ha agito in autonomia, “sin da quando da quando, apprendendo dell’intervento di soccorso posto in essere in zona Sar libica dalla Open Arms, coerentemente con la politica inaugurata all’inizio del 2019, adottava nei confronti della nave, d’intesa con i Ministri della Difesa e delle Infrastrutture e dei Trasporti, il decreto interdittivo dell’ingresso o del transito in acque territoriali italiane, qualificando l’evento come episodio di immigrazione clandestina, a dispetto del riferimento alla situazione di stress del natante su cui i soggetti recuperati stavano viaggiando”.

 

 

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