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Saluzzo, braccianti costretti a dormire in strada. L'appello delle associazioni per "una stagione di dignità"

A Saluzzo si aspetta l'arrivo di circa 3500 persone che saranno impiegate nel ciclo della raccolta. I centri di accoglienza stagionali sono chiusi e molti stagionali che sono arrivati dormono in strada. La regolarizzazione non decolla: appello delle associazioni a prefetto e presidente del Piemonte

Davide Pecorelli

Davide PecorelliVideomaker, responsabile ufficio stampa Libera Piemonte

Aggiornato il giorno 30 giugno 2020

"Per una stagione di dignità”. Questo è il nome dell'appello lanciato dalla Caritas di Saluzzo, sottoscritto anche da Libera, Gruppo Abele, Slow food e i sindacati come Cgil, Cisl e Uil, per denunciare le condizioni di quasi duecento di braccianti africani arrivati a Saluzzo per la raccolta stagionale della frutta. Molti dei nuovi arrivati sono al momento senza contratto perché si è conclusa la stagione di raccolta dei mirtilli ma non è ancora avviata quella delle pesche. Con la chiusura del centro di Prima accoglienza stagionali (Pas), da settimane dormono accampati nei parchi cittadini e sotto i porticati dei palazzi del centro perché senza dimora. L'appello è rivolto al prefetto di Cuneo e al presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio. A loro chiedono di definire la gestione di questi flussi di manodopera, individuare un sistema di “Accoglienza Diffusa” strutturale, ma anche di introdurre una normativa che garantisca un'equa distribuzione del valore aggiunto nella filiera agricola, riconoscendo ai braccianti il diritto a un salario e a una contribuzione che rispettino le norme contrattuali e assicurando agli agricoltori un compenso adeguato per i loro prodotti. Infine Caritas e le altre associazioni chiedono di individuare modalità di regolarizzazione dei lavoratori che non siano solo funzionali alla raccolta, ma riconoscano la dignità delle persone. Lavialibera aveva denunciato la situazione il 5 giugno scorso.

Uno dei primi lavoratori stagionali arrivati a Saluzzo a inizio giugno per raccogliere la frutta è un ragazzo di 22 anni della Nuova Guinea. È in Italia da cinque anni e possiede un regolare permesso di soggiorno. Ha già la promessa di un lavoro nelle campagne, ecco perché ha scelto di trasferirsi momentaneamente in Piemonte, anche se gli sarà difficile trovare un posto dignitoso in cui dormire. “Dobbiamo mangiare, sai — spiega a lavialibera, mentre siede sulla panchia di un giardino, dove passerà la notte — per questo siamo qui a rischiare”.

La condizione dei migranti nella Piana di Gioia Tauro, senza casa né acqua 

L'accoglienza negata

Le stesse difficoltà dovranno affrontarle altri migranti che, dopo la riapertura della mobilità interregionale, in questi giorni stanno raggiungendo Saluzzo. Chi è già arrivato, come il ventiduenne guineano, ha iniziato a dormire negli angoli più nascosti della città, nonostante sia stato dispiegato un gruppo interforze per presidiare il territorio e impedire gli accampamenti spontanei. Nel saluzzese si coltivano mele, pesche, kiwi e piccoli frutti, ed è uno dei distretti frutticoli più importanti del nord Italia. Secondo le stime della Caritas, se la richiesta di manodopera è in linea con quella dell'anno passato, nelle prossime settimane nella zona arriveranno circa 3500 persone di origine africana che saranno impiegate anche per pochi giorni, e in modo discontinuo, nel ciclo della raccolta. Ma circa 1300 potrebbero non avere un tetto per la notte, per effetto della chiusura delle varie forme di accoglienza che quest'anno non riapriranno.

Gli accordi tra organizzazioni produttive e sindacati agricoli hanno stabilito che l’accoglienza dovrà essere garantita solo dagli imprenditori che, però, non hanno obblighi formali

Per l’emergenza sanitaria del Covid-19, le strutture pubbliche e i container organizzati da Coldiretti, che fino ad ora hanno dato una parziale risposta all'esigenza di alloggio degli stagionali, non potranno riaprire. A Saluzzo non ci sarà nemmeno il centro Pas ed è stata esclusa la possibilità dell’accoglienza diffusa in altri paesi della zona. Il motivo? Non riuscirebbero a garantire il distanziamento sociale. Gli accordi nati dai tavoli tra le organizzazioni produttive ed i sindacati agricoli, di intesa con la Regione Piemonte e i sindaci del territorio, hanno stabilito che l’accoglienza dovrà essere garantita esclusivamente dagli imprenditori. Tuttavia, questi ultimi non hanno alcun obbligo formale. La giunta di Alberto Cirio ha stanziato dei fondi, ai quali le aziende possono attingere per l’installazione di container. Nonostante la quota elargita dalla Regione, esistono delle perplessità sulla capacità dei datori di lavoro di offrire ospitalità all'esercito di lavoratori che arriverà sul territorio. E la soluzione non convince la Caritas, da anni impegnata a fornire assistenza legale, sindacale e amministrativa ai lavoratori stagionali, con il progetto Saluzzo Migrante. Abbiamo passato una giornata con loro per comprendere meglio qual è la situazione in provincia di Cuneo, a pochi giorni dall’inizio della raccolta. Lo scenario che emerge è quello di un’estrema vulnerabilità di questi lavoratori.

La compravendita dei contratti

A chi vuole essere regolarizzato gli si chiede di comprare un contratto, che pagherà lavorando gratis: il tariffario va dai cinquemila ai duemila euro Virginia Sabbatini - progetto Saluzzo Migrante

Alcuni hanno i documenti, altri sperano di ottenerli tramite la sanatoria del governo Conte. Ed è qui che sorgono altri problemi:  "Difficile accedere a una sanatoria, soprattutto in territori come i nostri", spiega Virginia Sabbatini, del progetto Saluzzo Migrante. "Abbiamo tentato di coinvolgere dei datori di lavoro che sapevamo stavano dando impiego a irregolari ma c'è la paura di un'onta nel dichiarare che li si è fatti lavorare". A ciò si aggiunge il rischio della compravendita dei contratti. "Una pratica che ci hanno raccontato dei nostri colleghi in diversi territori d'Italia — prosegue Sabbatini —. A chi vuole essere regolarizzato si chiede in pratica di comprare un contratto, che pagherà lavorando gratis: il tariffario è di circa 4mila euro a Castel Volturno, 5mila in Liguria, 2mila nella Piana del Sole, idem in Sicilia. È una tragedia ed è la solita tragedia italiana. Vivono e si vedono le persone in funzione esclusivamente delle braccia che rappresentano".

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