Approvato il primo piano nazionale contro il caporalato

Prevenzione, vigilanza e contrasto, ma anche supporto e reinserimento socio-lavorativo delle vittime dello sfruttamento lavorativo. Una strategia triennale da attuare in 10 azioni

Francesca Dalrì

Francesca DalrìRedattrice lavialibera

21 febbraio 2020

Giovedì 20 febbraio a Roma, al ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, è stato approvato il primo Piano triennale di contrasto allo sfruttamento lavorativo in agricoltura e al caporalato (2020-2022). Partendo da una mappatura del fenomeno, del quadro istituzionale e delle politiche in atto, il piano combina gli interventi emergenziali con un’azione sistemica di lungo periodo incentrata su quattro assi strategici: prevenzione, vigilanza e contrasto, protezione e assistenza, reintegrazione socio-lavorativa. Dieci le azioni prioritarie individuate per centrare l’obiettivo, di cui sette dedicate alla sola prevenzione. Soddisfatta la titolare del dicastero Nunzia Catalfo, anche se gli esperti avvertono: ora occorrono interventi concreti (leggi il commento di Marco Omizzolo per lavialibera).

La mappatura del fenomeno

Il caporalato è il sistema illecito di intermediazione, reclutamento e organizzazione della  manodopera al di fuori dei canali regolari di collocamento e quindi in violazione di orari di lavoro, minimi salariali, contributi previdenziali, salute e sicurezza, nonché a condizioni di vita degradanti imposte a lavoratori e lavoratrici approfittando del loro stato di vulnerabilità e bisogno.

La legge sul caporalato, approvata nel 2011 e riformulata nel 2016, prevede due reati disciplinati entrambi dall’articolo 603 bis del codice penale: l’intermediazione illecita, che persegue chiunque recluti manodopera per il lavoro presso terzi in condizioni di sfruttamento, e lo sfruttamento lavorativo, che punisce invece chi impiega manodopera sfruttata.

I caporali hanno il monopolio del sistema del trasporto da e per i luoghi di lavoro, che costa in media 5 euro a fronte di una paga giornaliera tra i 20 e i 30 euro ma che, nei casi peggiori che riguardano i lavoratori migranti, arriva anche a un euro all’ora per 12 ore al giorno. Sono solo alcuni dei dati del Quarto rapporto su Agromafie e caporalato dell’Osservatorio Placido Rizzotto. La situazione peggiora ulteriormente nel caso delle lavoratrici sotto caporale che percepiscono un salario inferiore del 20% rispetto ai colleghi uomini.

Lo sfruttamento lavorativo dei caporali riguarda, in realtà, vari settori economici come trasporti, costruzioni, logistica e servizi di cura, ma è presente soprattutto in agricoltura a causa delle caratteristiche del settore. Basti pensare che su 100 euro spesi dal consumatore per l’acquisto di prodotti alimentari, il margine in capo all’imprenditore agricolo è inferiore ai due euro. Una situazione che incentiva pratiche illecite.

4,8 miliardi di euro
l'economia che ruota attorno a caporalato e infiltrazioni mafiose nella filiera agroalimentareOsservatorio Placido Rizzotto

Secondo l’Ispettorato nazionale del lavoro, su oltre 7mila accertamenti effettuati nel 2018 nel settore agricolo si è registrato un tasso di irregolarità del 54,8%. Stime che devono considerarsi al ribasso perché non tengono conto dei lavoratori stranieri senza titolo di soggiorno.

 

Osservatorio Placido Rizzotto - Flai Cgil
Osservatorio Placido Rizzotto - Flai Cgil

L'Osservatorio individua tre tipologie di caporale: il caporale caposquadra, di fatto un primo tra pari, il caporale violento e dirigista e il caporale criminale o mafioso, aggregato in organizzazioni che arrivano a gestire anche la tratta internazionale di esseri umani e, in alcuni casi, le aziende agricole tramite prestanome. Nel 2018 l’osservatorio ha stimato 15 mila caporali su tutto il territorio nazionale e oltre 400 mila lavoratori agricoli esposti al rischio di un ingaggio irregolare o sotto caporale.

 

 

Le emergenze individuate

Tra le emergenze il Piano individua la mancanza di un sistema informativo tra livello nazionale e regionale, che rende la programmazione degli interventi assai difficile. Una particolare attenzione è posta alla necessità di monitorare il mercato del lavoro agricolo, con un occhio per la situazione delle lavoratrici.

Molti lavoratori e lavoratrici non hanno accesso a informazioni sui propri diritti, sulle condizioni di lavoro o sui servizi pubblici già disponibili. Ma nemmeno i consumatori possiedono gli strumenti per tracciare i prodotti acquistati. Fondamentale dunque una migliore comunicazione istituzionale e sociale e un maggior contrasto alle pratiche sleali di mercato. Così come si rendono necessari incentivi alle imprese affinché aderiscano alla Rete del lavoro agricolo di qualità, ancora poco estesa e soprattutto disomogenea sul territorio nazionale.

10 azioni prioritarie

L’architettura del Piano è basata sui quattro assi strategici identificati sia dalla normativa internazionale del lavoro che dalla legislazione europea e nazionale come indispensabili nella lotta a sfruttamento lavorativo, caporalato e lavoro forzato: la prevenzione, la vigilanza e il contrasto, la protezione e l’assistenza, la reintegrazione socio-lavorativa.

Il primo passo sarà una mappatura del territorio e del fabbisogno di manodopera agricola per individuare le aree a maggior rischio. Quindi verranno affrontate le situazioni emergenziali e, infine, verranno realizzati gli interventi di sistema e di lungo periodo.

Ecco le 10 azioni prioritarie individuate dal Piano:

  1. Un sistema informativo con calendario delle colture e dei fabbisogni di manodopera per la gestione e il monitoraggio del mercato del lavoro agricolo
  2. Investimenti in innovazione tecnologica, valorizzazione dei prodotti agricoli e contrasto alle pratiche sleali 
  3. Rafforzamento della Rete del lavoro agricolo di qualità, incentivi per le imprese aderenti e introduzione di misure per la certificazione dei prodotti
  4. Pianificazione dei flussi di manodopera e miglioramento dei servizi per l’incontro tra domanda e offerta di lavoro agricolo grazie anche al rafforzamento della collaborazione con i centri per l’impiego
  5. Realizzazione di soluzioni alloggiative dignitose in alternativa a insediamenti spontanei e alloggi degradanti
  6. Revisione dei piani di trasporto regionali e pianificazione di servizi di trasporto alternativo
  7. Campagna di comunicazione istituzionale e sociale per la prevenzione e sensibilizzazione sullo sfruttamento lavorativo e il lavoro agricolo di qualità
  8. Rafforzamento e coordinamento delle attività di vigilanza e contrasto specialmente nelle aree a maggior rischio attraverso anche la creazione di task force a livello interprovinciale e interregionale
  9. Pianificazione di un sistema di servizi integrati per la protezione e l’assistenza delle vittime, anche attraverso l’armonizzazione con le leggi in materia di vittime di tratta
  10. Realizzazione di un sistema nazionale per il reinserimento socio-lavorativo delle vittime

Le risorse disponibili

Ciò che rimane da fare è individuare le risorse per l’attuazione del Piano. Tra i finanziamenti già disponibili ci sono 89 milioni di euro dal ministero del Lavoro per la prevenzione, 520 milioni da quello delle Politiche agricole per gli interventi strutturali, 50 milioni da parte del ministero dell’Interno da impiegare per la gestione dei trasporti e degli alloggi e, infine, 600 mila euro in dote all’Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro. Oltre a queste risorse, la speranza è di poter accedere ai fondi europei che verranno presto messi a disposizione con l’approvazione del prossimo bilancio comunitario (2021-2027).

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