Mafie

Mafie è il nome comunemente dato ad alcune organizzazioni criminali nate nel meridione d’Italia alla fine dell’Ottocento. Sono riconosciute come mafie storiche la Cosa nostra siciliana, la ‘ndrangheta calabrese e la camorra campana, cui è stata aggiunta in tempi più recenti la Sacra corona unita pugliese. 

Le mafie riescono a controllare, in modo più o meno invasivo, il contesto in cui si inseriscono soprattutto grazie al loro carattere violento e alla capacità di creare e sfruttare un’ampia rete di relazioni. Attraverso queste modalità le mafie storiche si sono riprodotte, nel corso degli anni, anche nel Settentrione d’Italia e in altre parti del mondo. 

Nel 1982, con l’introduzione dell’articolo 416 bis del codice penale, l’associazione di tipo mafioso è stata riconosciuta come reato. La norma definisce mafiosa qualunque organizzazione che utilizza la “forza di intimidazione” per controllare attività legali (come appalti e concessioni pubbliche) e illegali (come traffico di droga ed estorsioni) o alterare il libero esercizio del voto. Secondo la norma, la forza di intimidazione di questi gruppi si esprime principalmente nell’“assoggettamento” provocato nei confronti di chi non ne fa parte e nell’“omertà” che ne deriva.

A partire dagli anni Novanta, in Italia, sono state incriminate per mafia anche organizzazioni diverse dalle mafie storiche, sia italiane che straniere, come la Mala del Brenta, alcune formazioni romane, e diversi gruppi di origine cinese, nigeriana e rumena.

Ergastolo ostativo, il diritto alla speranza sia per tutti

Ergastolo ostativo, il diritto alla speranza sia per tutti

La Consulta ha dichiarato incostituzionale il fine pena mai per i detenuti che non collaborano con la giustizia dando al parlamento un anno di tempo per riformarlo. Obiettivo: tenere assieme due diverse ma non contrapposte esigenze

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Dalla pagina Facebook de Il nuovo piccolo giornale

Il nuovo piccolo giornale per una Pagani libera dalle mafie

La pubblicazione fondata da Marcello Torre, il sindaco ucciso dalla camorra perché si opponeva agli affari illeciti dopo il terremoto in Irpinia, è stato rifondato dal presidio di Libera a Pagani e dai familiari del politico

Federico Esposito

Federico Espositodottorando in Scienze sociali e statistiche dell’Università Federico II di Napoli e referente del presidio di Libera a Pagani

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(Particolare da una foto di Michael Ramey su Unsplash)

Nelle periferie vive il cuore del giornalismo

Incontrare le mafie e fare del buon giornalismo – mestiere non facile – quando ci si trova lontani dal centro significa combattere a viso aperto, essere pronti allo scontro e alla paura

Michele Albanese

Michele Albanesegiornalista e presidente dell'Unione nazionale cronisti italiani Calabria

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Raccontare le mafie: poca strada, troppe carte

Raccontare le mafie: poca strada, troppe carte

Oggi vince il giornalismo spettacolo e sembra che se un cronista non è minacciato, e poi scortato, non sia davvero bravo. Ma Siani non ha mai avuto la scorta

Toni Mira

Toni MiraGiornalista e componente del comitato scientifico de lavialibera

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Marzia Sabella, procuratore aggiunto a Palermo

"Ergastolo ostativo da riformare, ma non siamo ancora in zona bianca"

Dopo la sentenza della Consulta, Marzia Sabella, procuratore aggiunto di Palermo: "Va benissimo tutelare i diritti dei detenuti, ma dobbiamo anche salvaguardare gli interessi della collettività. Servono una visione ampia e criteri oggettivi"

Elena Ciccarello

Elena CiccarelloDirettrice responsabile lavialibera

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