Alcuni braccianti indiani nel corso di una manifestazione dei sindacati a Latina (Facebook - Flai Cgil Frosinone-Latina)
Alcuni braccianti indiani nel corso di una manifestazione dei sindacati a Latina (Facebook - Flai Cgil Frosinone-Latina)

Sabaudia: farmaci dopanti ai braccianti per lavorare di più

Nella zona agricola laziale più di 200 lavoratori indiani sono stati "dopati" con un farmaco per cure oncologiche che riduce dolore e fatica. Uno di loro, Singh Harpal, è morto d'infarto. Emerge dall'inchiesta No Pain

Graziella Di Mambro

Graziella Di MambroGiornalista di Latina Oggi

31 maggio 2021

A Sabaudia, in provincia di Latina, centinaia di braccianti riescono a lavorare senza sentire la fatica. Ce la fanno grazie al doping, come cavalli da corsa, in una folle galoppata senza fine. Anzi no: alcune volte non riescono a concludere il turno e muoiono d'infarto. Probabilmente è quanto accaduto a Singh Harpal, bracciante indiano. Il medico gli prescriveva un farmaco erogabile solo in regime di esenzione e destinato ai pazienti oncologici in condizioni gravi o terminali per attutire il dolore, il Depalgos compresse da 20 milligrammi. Il suo effetto è simile a quello delle sostanze psicotrope. 

Il medico di Harpal si chiama Sandro Cuccurullo, ha 62 anni, ed è stato arrestato perché di quelle ricette ne sfornava a decine e le mandava a spedire tutte nella stessa farmacia, nel centro di Sabaudia, la cui titolare non poteva non notare l’incongruenza di quelle prescrizioni. Per questa ragione è stata sottoposta all’obbligo di dimora nell'ambito dell’inchiesta denominata "No pain" e delegata dalla Procura di Latina al Nucleo antisofisticazioni e sanità (Nas) dei carabinieri. Quest’ultimo, indagando dalla primavera al dicembre del 2020, ha scoperto una rete, composta da personaggi pronti a mettere in gioco tutto, dal bilancio dell'Azienda sanitaria locale spolpato con le ricette finte, alla vita delle persone. Come quella del giovane bracciante morto. 

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L’inchiesta “No pain”

“Prendono quella roba per lavorare. Hanno lasciato l’oppio, hanno preso un po’ questo, poi hanno lasciato”Sandro Cuccurullo - Medico indagato

Nulla di specifico viene contestato nell’inchiesta “No pain” circa quel decesso, tuttavia il gip (giudice per le indagini preliminari, ndr), Giuseppe Molfese, nell’ordinanza cita l’episodio a riprova dell’utilizzo di quelle compresse in forma di stupefacente, cosa nota sia ai pazienti che al medico. “Non può sottacersi la capacità del farmaco ad agevolare lo sforzo fisico, non solo riducendo il dolore e la fatica, ma condizionando indubbiamente l’integrità psicofisica dell’utilizzatore – scrive il gip –. Tra le altre risultanze, tra i recenti decessi di cittadini indiani, impegnati nel lavoro agricolo si registra la morte per arresto cardiocircolatorio di Singh Harpal”.

Il medico sapeva bene perché venisse richiesto quel farmaco dai suoi pazienti indiani e quali fossero gli effetti. In un’intercettazione ambientale ammette: “Prendono quella roba per lavorare. Hanno lasciato l’oppio, hanno preso un po’ questo, poi hanno lasciato”. Il dottore metteva in conto di fornire una sostanza stupefacente considerata pari all’oppio e ciò è ancora più chiaro nell’intercettazione seguita di poco alla morte di Singh Harpal: “Comunque guarda, prendono quella roba per lavorare. Tutti per lavora’. L’indiano che è morto se prendeva l’oppio, no? E io c’ho dato il Depalgos... dopo però siccome io gliene davo poco, non so che cazzo è successo. Che vuoi fa’? Non sempre indovino”. Secondo il gip è plausibile che la maggior parte dei braccianti non fosse consapevole del rischio correlato all’abuso del farmaco. 

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Drogati per lavorare di più

Sandro Cuccurullo non ha contestazioni penali per quella morte. Le sue parole hanno però valore in questa vicenda. Nel periodo dell’indagine sono state analizzate 872 prescrizioni per un totale di 1585 confezioni di Depalgos e di queste 771 sono state spedite presso la stessa farmacia, quella di Clorinda Camporeale, indagata con il medico. I pazienti trattati con quel farmaco risultano essere 222, tutti appartenenti alla comunità indiana e impiegati in agricoltura nella zona di Sabaudia. Questo accadeva nella vita professionale di Cuccurullo, che aveva anche una vita pubblica nella città, all'interno del movimento "Tradizione e futuro per Sabaudia", che affermava di perseguire il "benessere dei cittadini". "Siamo pronti da subito – scriveva in una nota politica del 2020 – a rimboccarci le maniche per lavorare e collaborare con quanti hanno a cuore l’interesse della città".

Non è affatto la prima volta che si scopre in provincia di Latina l'utilizzo di farmaci dopanti per i lavoratori indiani. Nelle stesse ore in cui veniva arrestato il medico di Sabaudia, al Tribunale di Latina si è concluso davanti al giudice dell'udienza preliminare un procedimento per fatti assai simili e denominato "Compressa express", perché a Fondi un gruppo di spacciatori con precedenti penali aveva messo in piedi un sistema nel quale era possibile reperire farmaci con lo stesso effetto degli stupefacenti. Furono arrestati ad aprile 2020 per ricettazione e falso materiale in certificazioni mediche, nonché per truffa in danno del servizio sanitario nazionale e per esso la Asl di Latina. L'indagine partì dal monitoraggio del flusso anomalo dei farmaci procurati da alcune farmacie della provincia di Latina, flusso dal quale emergeva un volume non giustificato di prescrizioni di un farmaco oppioide autorizzato solo per pazienti oncologici. Le ricette in quel caso erano false come i timbri, risultati sottratti ad alcuni medici della zona ignari dell'accaduto. Fu beffata anche la Asl che rimborsò quelle ricette poiché si trattava di una sostanza soggetta a esenzione e accreditò alle farmacie un totale di ventimila euro. 

Tutti i componenti del gruppo di Fondi sono stati condannati in primo grado, mentre non si sa, ad oggi, dove andrà a finire l'indagine sul medico arrestato qualche giorno fa a Sabaudia, il quale è stato anche interdetto dalla professione per un anno. Stesso provvedimento ha riguardato la farmacista e un avvocato di Latina, Luigi Pescuma, viceportavoce provinciale di Fratelli d'Italia. Quest’ultimo entra nell’inchiesta non per i farmaci, ma perché aveva accompagnato un suo cliente dal dottor Cuccurullo perché venisse rilasciato un certificato per attestare falsamente l’incompatibilità dell'uomo con il regime carcerario. 

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