La riproduzione di tre fiale di vaccini anti-covid (Foto di rawpixel.com - Freepik)
La riproduzione di tre fiale di vaccini anti-covid (Foto di rawpixel.com - Freepik)

I truffatori dei vaccini anti-Covid (e altri spacciatori di farmaci)

Istituzioni europee come Olaf ed Europol indagano sugli intermediari che stanno proponendo inesistenti forniture agli Stati membri. È una parte del grande mercato illegale di medicine

Andrea Giambartolomei

Andrea GiambartolomeiRedattore lavialibera

Aggiornato il giorno 1 marzo 2021

Hanno proposto forniture per un miliardo di dosi e dal valore di 14 miliardi di euro. Fiale di vaccino inesistenti, che non sarebbero mai arrivate a destinazione, con intermediari e società che sarebbero spariti dopo aver incassato il primo acconto. A tanto ammontano le denunce che l’Ufficio europeo per la lotta antifrode (Olaf) ha ricevuto dagli Stati membri, le cui autorità sanitarie sono state contattate da persone con proposte di forniture suppletive per far fronte agli scarsi approvvigionamenti delle case farmaceutiche. “Abbiamo avuto parecchie segnalazioni dalle autorità governative degli Stati membri”, spiega a lavialibera Ernesto Bianchi, vicedirettore generale facente funzioni dell’Olaf.

Un fenomeno che genera un certo allarme: “Il nostro obiettivo è assicurare i truffatori alla giustizia e andare a fondo su queste materie – ha detto Ursula Von Der Leyen, la presidente della Commissione europea, il 17 febbraio –. È molto rischioso prendere un tale prodotto che non è identificato in modo chiaro, senza avere informazioni del viaggio compiuto o sul rispetto del ciclo del freddo (i vaccini devono essere conservati a temperature molto basse, ndr)”.

A dicembre i primi allarmi

"I vaccini non sono disponibili per la vendita pubblica. La fornitura segue un processo molto regolamentato per far sì che i vaccini siano autentici e controllati"Claire Georges - portavoce dell'Europol

In Italia nelle ultime settimane alcuni “procacciatori” hanno contattato la struttura commissariale guidata da Domenico Arcuri, la Regione Veneto e altre amministrazioni proponendo l’acquisto di dosi per far fronte agli scarsi approvvigionamenti delle case farmaceutiche. Le procura di Milano e di Perugia hanno dato il via a inchieste mandando i carabinieri del Nucleo antisofisticazioni e salute (Nas) ad acquisire documenti e prove. Il fenomeno, però, non è soltanto italiano: “Non riguarda tutti gli Stati membri, ma molti. Non possiamo fornire dettagli”, precisa Bianchi. “Si tratta sempre di frodi – dichiara Claire Georges, portavoce dell’Europol, agenzia che fornisce assistenza ai 27 Stati membri dell’Unione europea nella lotta al crimine –. I vaccini non sono disponibili per la vendita pubblica. Le aziende hanno risposto ai bandi di gara e la fornitura segue un processo molto regolamentato per far sì che i vaccini siano autentici e controllati”. Il 2 dicembre l’Interpol aveva lanciato un primo allarme: “Mentre i governi si preparano a distribuire i vaccini, le organizzazioni criminali stanno pianificando di infiltrarsi o irrompere nelle catene di approvvigionamento”, ammoniva Jürgen Stock, segretario generale dell’organismo di cooperazione tra le forze di polizia di 194 Stati. Il 4 era la volta dell’Europol che segnalava il caso di un finto vaccino antinfluenzale venduto in Messico e alcuni annunci di falsi vaccini Pfizer contro il Covid-19 trovate sul dark web.

“Il meccanismo di queste truffe è lo stesso che abbiamo conosciuto nella prima fase della pandemia, quando c’era scarsità di mascherine, gel o respiratori – prosegue Bianchi – e alcuni truffatori si presentavano con offerte di materiale che in realtà non avevano. Siccome la merce era rara, i loro prezzi erano più alti”. “Le chiamano ‘frodi sugli anticipi’ – ci dice Domenico Di Giorgio, dirigente dell’Agenzia italiana per il farmaco (Aifa) responsabile del contrasto al crimine farmaceutico –. Le aziende farmaceutiche hanno confermato che non ci sono dosi fuori dai canali ufficiali”. “I criminali cercano di sfruttare l’emergenza – aggiunge la portavoce dell’Europol –, prima coi test, i tamponi, i farmaci contraffatti, ora i vaccini e i falsi certificati negativi, certificati richiesti da alcuni Stati per l’ingresso sul loro territorio”. Stando a un'allerta del 1° febbraio scorso, episodi dell’ultimo tipo sono avvenuti all’aeroporto di Luton (Gb), a Parigi-Charles de Gaulle, ma anche in Spagna e in Olanda. “Ci aspettiamo che in futuro ci saranno i falsi certificati vaccinali – sostiene Georges –. In Europa ci sono delle tipografie molto sviluppate”.

Il prefetto Vittorio Rizzi presiede il gruppo di lavoro dell'Europol dedicato all'emergenza Covid

Chi sono gli intermediari dei vaccini?

Dietro c’è una catena di intermediari opaca con un gioco di società estere, spesso al di fuori dell’Ue, aziende ‘dormienti’ oppure registrate per altre attivitàErnesto Bianchi - Vice direttore generale dell'Olaf

Difficile fare un identikit unico e preciso: si tratta di imprenditori senza troppi scrupoli, faccendieri, opportunisti, persone pronte a trarre profitto dalle emergenza, criminali dediti ad altri traffici costretti a riconvertirsi. “Dietro c’è una catena di intermediari opaca con un gioco di società estere, spesso al di fuori dell’Ue, aziende ‘dormienti’ oppure registrate per altre attività”, illustra il dirigente dell’Olaf. Avere delle società a disposizione è utile. “Cercano di assemblare documenti e contatti il più possibilmente reali”. Servono codici, partite Iva, indirizzi fisici per far sì che le loro proposte, il più delle volte tramite email, abbiano una parvenza di credibilità e non diano l’idea di una truffa grossolana.

Sono persone presenti nell’economia reale – aggiunge Georges –, abili nel commettere reati finanziari”. “Un’altra caratteristica comune è la capacità di sparire – prosegue Bianchi –. Si scopre che le società sono scatole concentriche, senza uffici reali, sfruttano la possibilità di avere un indirizzo con una cassetta della posta e nient’altro”. “Ciò che guida il crimine è il mercato ipoteticamente redditizio. Si genera una domanda e nel mezzo si inserisce anche chi sostiene di poter offrire i vaccini. Sono frodi commesse da chi gira per gli Stati membri proponendo forniture inesistenti – illustra Di Giorgio –. Su qualche giornale si sono letti articoli di persone che propongono le dosi rimaste nelle fiale usate, medici e infermieri che tengono la sostanza rimasta per vaccinare gli amici. Siamo spesso al livello della teoria, ma senza un’attenzione il rischio c’è”.

Il rischio, d’altronde, aiuta a prevedere inconvenienti e a prepararsi alle eventualità: “È stata fatta una distribuzione controllata e centralizzata con forniture settimanali anche per non creare dei depositi con molto materiale”, aggiunge. Questo dovrebbe inibire i furti di scorte nei depositi o assalti ai trasporti, come quelli avvenuti in Italia negli ultimi anni.

Le auto della polizia scortano un carico di vaccini (Foto - Polizia di Stato)
Le auto della polizia scortano un carico di vaccini (Foto - Polizia di Stato)

Dai "ladri di polli" alla camorra. I furti di farmaci costosi

Il rischio per la salute pubblica supera il danno economico. La singola confezione di farmaco antitumorale che arriva in Germania può creare un danno”Domenico Di Giorgio - Dirigente Aifa - Contrasto al Crimine Farmaceutico

“In passato in Italia ci sono state serie di furti di farmaci antitumorali nei depositi degli ospedali, talvolta luoghi poco controllati perché non sono banche”, dice Di Giorgio. È un fenomeno che ha avuto il suo culmine nel 2013, a cui è seguita un’operazione chiamata Volcano, e poi ha avuto un ritorno tra il 2018 e il 2019. Le autorità hanno deciso di agire per bloccare il mercato in Italia tracciando la distribuzione dei farmaci, ma le medicine rubate finivano spesso all’estero. “Abbiamo chiuso i canali con la creazione di blacklist che rendevano invendibili i farmaci rubati in Italia, facendo sì che per poterli commercializzare li si dovesse almeno impacchettare di nuovo”.

“L’indice di contraffazione in Italia nella catena legale tende allo zero, quindi i cittadini possono stare certissimi che i farmaci acquistati in farmacia siano originali. Noi tracciamo le confezioni dal produttore fino al bancone”, dice Katja Carboni, tenente colonnello dei carabinieri in forza al Nas dell’Aifa, nato nel 2017 per seguire i crimini farmaceutici in tutta Italia. “Se non si estende questo sistema regolatorio a tutta l’Europa e ai Paesi terzi, il fenomeno si sposta – prosegue Di Giorgio –. Le bande hanno collegamenti internazionali. A volte hanno la ‘testa’ all’estero e le ‘braccia’ in Italia, creano strutture ad hoc, società cartiere che producono fatture false per dare una parvenza di legalità”. In questo caso sono definiti “farmaci falsificati”: “Il rischio per la salute pubblica supera il danno economico. La singola confezione di farmaco antitumorale che arriva in Germania può creare un danno”. “Non è soltanto il principio attivo che può essere pericoloso – aggiunge Carboni –, ma anche gli eccipienti e i contenitori che potrebbero contaminarsi”.

I livelli della criminalità del farmaco

“Ci sono almeno tre livelli – prosegue il funzionario dell’Aifa –. C’è il livello base, più locale, come il furto di steroidi che viene rivenduto al conoscente che va in palestra. C’è poi un livello intermedio, quello che prevale, con strutture organizzate in bande. Si tratta di criminalità organizzata, ma non è quella grande, mafiosa”. Sembra il caso scoperto dall’inchiesta “Dawaa” condotta dal Nas nel 2019: “Era un’organizzazione criminale su più livelli – ricorda l’ufficiale dell’Arma –: il primo si occupava di furti di antitumorali negli ospedali e nelle Asl, il secondo era costituito da ricettatori e al terzo livello c’erano due cittadini egiziani che si occupavano di esportare in Francia, Germania, Egitto, Siria e Arabia Saudita. Avevano sottratto alla sanità pubblica 800 confezioni dal valore di quattro milioni di euro”.

Nella fascia intermedia, però, troviamo anche “ladri di polli”, gente inesperta: “Nel 2019 all’ospedale di Orbassano (Torino) i ladri hanno rubato farmaci che dovevano essere conservati nei frigoriferi. Sono stati poi ritrovati in un borsone su un treno”. Avevano rubato 1.110 confezioni di medicinali per un valore di oltre 1,3 milioni di euro. E arriviamo al terzo livello.

La tempesta perfetta, così il Covid ha dato spazio alle mafie

Il ruolo delle mafie italiane

“Ci sono stati alcuni casi che ci hanno fatto pensare che i clan fossero interessati al settore. Tra il 2018 e il 2019 ci sono state alcune azioni di alto livello, come dei furti di farmaci antitumorali e anti-epatite C, ma poi il fenomeno si è fermato”. Un episodio eclatante è quello avvenuto in Puglia il 4 luglio 2018, quando sull’autostrada A16 un gruppo armato ha assaltato un furgone portavalori con un carico di medicinali salvavita (per cure oncologiche e altro) del valore di circa 900mila euro. È stato recuperato dalla polizia poche settimane dopo in un deposito tra Canosa di Puglia e Barletta, non troppo distanti dal luogo della rapina. Per strumenti e organizzazione, sembra un assalto molto simile a quelli compiuti dalla criminalità foggiana contro i portavalori. In quell’occasione l’Aifa aveva chiuso i canali per rivendere la merce rubata. In certi casi, quando i furti non avvengono su commissione, i ricettatori continuano a proporre la merce, anche se scaduta, con maggiori rischi per la salute.

Alcune inchieste hanno rivelato casi interessanti. La recente indagine “Farmabusiness” della Dda di Catanzaro ha fatto luce sul tentativo di alcuni presunti esponenti delle cosche della ‘ndrangheta di creare una società per la distribuzione all’ingrosso di prodotti medicinali mediante una rete di farmacie e parafarmacie (venti in Calabria, due in Puglia e una in Emilia Romagna) rilevate dopo fallimenti pilotati. La camorra, invece, si interessa del traffico di farmaci rubati in Italia verso l’estero.

Difficile, però, che le mafie italiane ora siano interessate alle frodi sui vaccini anti-Covid e sui farmaci: “Hanno approfittato della crisi – dice la portavoce dell’Europol – ma sono organizzazioni stabili e specializzate in un settore molto redditizio, quello della droga, e non hanno bisogno di mettersi in nuovi settori, considerando che il traffico è molto aumentato”.

Così mafie e colletti bianchi si spartiscono la sanità

Il commercio di medicine su Internet

Ernesto Bianchi, vice direttore generale dell'Olaf
Ernesto Bianchi, vice direttore generale dell'Olaf

Se i prodotti rubati possono essere tracciati, ciò che non può essere tracciato è il web. Con la pandemia è cambiato anche il commercio illecito di farmaci online. “Prima del covid, andavano per la maggiore gli steroidi, gli ormoni, pastiglie per dimagrarire e quelle contro la disfunzione erettile – illustra Katja Carboni –. Dopo c’è stato un cambio di rotta”. Sin dall’inizio – nel mercato nero di mascherine e igienizzanti di dubbia fattura e speculazioni sui Dpi – su internet alcuni siti proponevano farmaci come il Kaletra (un antiretrovirale anti-Hiv) erroneamente ritenuto “unico farmaco contro il Coronavirus (Covid-19)” e “unico rimedio di combattere il Coronavirus (Covid-19)”. Per questa ragione la Guardia di finanza ha oscurato un sito e impedito l’attivazione di altri. La tendenza, però è continuata.

“Se una persona va a cercare i farmaci su Internet, non possiamo intervenire troppo – spiega De Giorgio dell’Aifa –. In quindici anni di attività ho visto qualsiasi cosa, la disperazione genera la domanda e ci si affida a tutto”. Dalla scorsa estate l’Europol ha osservato la vendita di medicine sul dark net, la parte più inaccessibile delle rete. “Abbiamo delle squadre che si occupano di monitorare i siti e il dark net – dice la portavoce –. Sono squadre molto flessibili, così possiamo adeguarci in maniera multidisciplinare”. Anche i carabinieri del Nas monitorano il web e dal 2020a oggi hanno oscurato quasi 350 siti. “Le vendite online complicano il lavoro degli investigatori – illustra Bianchi dell’Olaf –. Se prima arrivavano dei container, ora arrivano migliaia di confezioni difficili da intercettare. Vediamo chi lo importa e chi lo commercializza, ma è difficile arrivare all’inizio della catena”. Si può cercare di risalire all’origine dei prodotti, la Cina, ma è complesso: “Anche le autorità cinesi hanno difficoltà a reperire le ditte produttrici”.

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I farmaci cinesi (e quelli africani)

I carabinieri del Nas di Milano con le scatole di farmaci cinesi usati contro il Covid e sequestrati da loro (Foto Carabinieri)
I carabinieri del Nas di Milano con le scatole di farmaci cinesi usati contro il Covid e sequestrati da loro (Foto Carabinieri)

Proprio dalla Cina arrivano i farmaci definiti “anticovid” più sequestrati. “Spesso sono destinati alle aree con grandi comunità di cittadini cinesi. Si tratta di farmaci legati alla medicina tradizionale cinese non riconosciuta in Europa. Abbiamo scritto relazioni destinate ad alcune procure”, dice Di Giorgio. Il 14 gennaio i carabinieri del Nas di Roma e di Firenze, insieme ai colleghi in forza all’Aifa e la polizia locale di Prato hanno sequestrato 437 confezioni di medicine per il trattamento di varie sintomatologie influenzali, di cui 88 scatole con 2.112 pillole usate dalla comunità cinese per la cura dei sintomi da Covid-19. I farmaci, privi di autorizzazione all’immissione in commercio e delle prescritte indicazioni in lingua italiana, sono stati trovati in cinque negozi, quattro del centro di Roma e uno a Prato.

A Milano sempre il nucleo specializzato dei carabinieri ha tolto al commercio 64.320 capsule (2.480 confezioni) e 55 flaconi di sciroppo a base del principio Lianhyua qingwen jiaonang, un prodotto a base naturale molto usato nella medicina tradizionale cinese per curare i sintomi influenzali. Il valore della merce supera i 150mila euro. Le confezioni sono state trovate nella sede di un’associazione culturale cinese, un’organizzazione di volontariato del capoluogo lombardo. Erano stati importati dichiarandoli come dispositivi di protezione personale. “Ci sono anche i farmaci di provenienza africana. A differenza di quelli cinesi, sono sfusi, senza scatole, tenuti in sacchetti senza informazioni”, aggiunge Carboni.

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