Ora studiamo la forza dell'aiuto reciproco

Nonostante durante la pandemia siano nate in tutto il Paese forme di mutualismo solidale per rispondere alle disuguaglianze, questo patrimonio di esperienze continua a non essere riconosciuto

Giuseppe De Marzo

Giuseppe De MarzoResponsabile politiche sociali di Libera

3 novembre 2020

Durante la pandemia, moltissime persone in tutta Italia si sono impegnate all’interno di reti di volontari, più o meno spontanee, per portare un aiuto a chi, povero o precario, con lavori in nero o “in grigio”, non aveva la possibilità di chiedere un sostegno allo Stato. Durante il lockdown, raccoglievano e distribuivano pacchi di cibo. Al di fuori di quel periodo, questo aiuto si traduce in mense, doposcuola gratuiti, laboratori, corsi, fabbriche recuperate, accoglienza diffusa, palestre popolari, assistenza medica e psicologica. “Mutualismo solidale” è il nome utilizzato per indicare queste pratiche. Da allora, molte domande sono sorte. La solidarietà è solo un valore sociale o può produrre economia sui territori? Che impatto ha sulla capacità di resilienza delle comunità e sulla coesione dei territori? Può il mutualismo solidale contrastare l’aumento delle disuguaglianze ed essere un argine alla penetrazione della criminalità organizzata nei territori? Qual è la relazione tra il mutualismo solidale e i servizi di welfare? Possono queste pratiche favorirne l’innovazione? Quali le relazioni con le amministrazioni locali? Quali effetti sulle politiche pubbliche e con quali esiti? Quali gli ostacoli che queste esperienze hanno incontrato? C’è una relazione tra il grado di solidarietà e la qualità della democrazia?

Questi quesiti sono alla base del progetto lanciato a metà ottobre al Festival della Partecipazione di Bologna, che mette insieme la Rete dei Numeri Pari, il Forum Disuguaglianze e Diversità e il Gran Sasso Science Institute de l’Aquila, progetto chiamato La pienezza del vuoto. Studio e analisi delle pratiche di mutualismo solidale. Al centro della ricerca, che durerà due anni, un campione di 112 delle quattrocento realtà iscritte alla Rete dei Numeri Pari. L’indagine sul campo vuole analizzare le pratiche di mutualismo sociale che hanno rappresentato e rappresentano una risposta concreta alla crisi, all’aumento di disuguaglianze e povertà, alla solitudine e al welfare sostitutivo mafioso. Inoltre vuole studiare i risultati raggiunti e le forme di autorganizzazione, per comprenderne le possibilità, i fattori propulsivi, gli ostacoli. Quattro sono gli ambiti scelti tra le attività portate avanti dai soggetti della Rete: produzione per il mercato; produzione e accesso al cibo; servizi fondamentali e infine un settore che include cultura, conoscenza, informazione, partecipazione, politica e sport.

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