3 novembre 2019, Verona. La partita viene sospesa per gli insulti degli ultras della Hellas contro Mario Balotelli, attaccante del Brescia (Claudio Martinelli/LaPresse)
3 novembre 2019, Verona. La partita viene sospesa per gli insulti degli ultras della Hellas contro Mario Balotelli, attaccante del Brescia (Claudio Martinelli/LaPresse)

Via al campionato: guida al razzismo nel calcio italiano

Da 30 anni la Serie A deve affrontare episodi di intolleranza contro giocatori con la pelle scura. Le discriminazioni avvengono a tutti i livelli, soprattutto quelli giovanili, e le sanzioni non sono efficaci. Un termometro della società italiana

Andrea Giambartolomei

Andrea GiambartolomeiRedattore lavialibera

19 settembre 2020

A fine agosto il campionato di basket statunitense, la Nba, si è fermato per un giorno in segno di protesta. Da mesi negli Stati Uniti gli afroamericani si battono contro le violenze della polizia, una battaglia che è anche una richiesta di maggiori diritti e tutele. Da quasi trent’anni, invece, in Italia il calcio deve fare i conti con il razzismo senza mai trovare una soluzione, se non iniziative di facciata, né una forte reazione dei suoi protagonisti. Fra due settimane comincerà il campionato di serie A. Una parte della scorsa stagione, quella prima della pandemia Covid-19 in cui gli stadi erano ancora aperti al pubblico, è stata segnata da molti episodi. Il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese, il 6 novembre 2019, rendeva noto che fino ad allora (si era da poco giocata l’11a giornata di campionato) negli stadi italiani erano stati registrati 15 episodi di violazione della legge Mancino (leggi sotto) e individuati 18 responsabili.Vittime sempre, o quasi sempre, i giocatori di colore: tra di loro Romelu Lukaku, attaccante dell’Inter e della Nazionale belga la cui famiglia è originaria del Congo, Franck Kessie, centrocampista del Milan e della Costa D’Avorio, Juan Jesus, difensore brasiliano della Roma, Kalidou Koulibaly, difensore del Napoli e del Senegal nato in Francia, e Mario Balotelli, attaccante del Brescia e della Nazionale italiana nato a Palermo da genitori originari del Ghana. Già tanti, considerando che soltanto una parte dello scorso campionato è stata giocata con gli spalti aperti al pubblico. E non stiamo prendendo in considerazione i cori di “discriminazione territoriale”, indirizzati soprattutto contro Napoli e i napoletani, o le espressioni antisemite.

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