Rachid Berradi: "Con lo sport togliamo i giovani dall'emarginazione"

Campione nei diecimila metri, finalista a Sidney 2000, da poco Cavaliere della Repubblica, ha da tempo avviato progetti per restituire ai ragazzi di Palermo quello che lo sport gli ha insegnato

Lucilla Andreucci

Lucilla AndreucciResponsabile settore Sport di Libera

5 marzo 2021

Per superare i pregiudizi devi creare occasioni di incontro. Per esempio, a Palermo, quartiere Zen, dove si gioca una partita delicata e importante. E attraverso lo sport si sta costruendo la possibilitÓ di vincerla, contro ogni discriminazione, esclusione sociale e razzismo. Ne parliamo con due infaticabili e appassionati testimoni: un educatore, Tot˛ Cavalleri, e un ex atleta, Rachid Berradi, entrambi convinti che lo sport possa cambiare le cose.

Nel 2008 da un gruppo di persone che lavoravano allo Zen in un progetto di educativa di strada nasce Mediterraneo antirazzista. Dopo la partecipazione a Reggio Emilia ai campionati mondiali antirazzisti, decidono di organizzare qualcosa di simile anche a Palermo, pensando allo sport come strumento per abbattere frontiere e costruire diritti. Ogni anno, nel mese di giugno, viene organizzato un torneo di quattro giorni con 200 squadre, in rappresentanza di tutti i quartieri e le comunitÓ della cittÓ: ragazzi del Gambia, della Guinea, dei campi rom si sfidano a calcio, basket, rugby, pallavolo, cricket. Una partecipazione allargata in tutti i sensi: dai bambini di cinque anni agli over 60.

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