"Al cervello non frega nulla se una droga è legale o no"

Massimo Barra, fondatore di Villa Maraini, non è interessato al dibattito sulla legalizzazione della cannabis: "Non interessa a me come non interessa a chi consuma"

Rosita Rijtano

Rosita RijtanoRedattrice lavialibera

15 aprile 2020

"Al cervello non frega nulla se una droga è illegale o legale". Massimo Barra, fondatore di Villa Maraini, l’associazione nazionale per le dipendenze che fa capo alla Croce rossa italiana, non è interessato al dibattito sulla legalizzazione della cannabis. "Non interessa a me come non interessa a chi consuma", assicura. Nessun divieto può fermare un tossicodipendente e la ragione, secondo Barra, si può capire con un paragone: "Tutte le storie di droga sono come le storie d’amore: iniziano con un amore folle, impossibile da frenare, che con il tempo diventa un sentimento ambivalente, fino a sfociare nella stanchezza. Solo quest’ultima è la fase in cui è possibile smettere". Ecco perché la messa al bando di una sostanza ha conseguenze "solo a livello sociale ed economico, cambiando chi guadagnerà da quella determinata droga".

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È un mercoledì mattina, la stanza dell’ufficio di Barra è un porto di mare. In un altro padiglione, il telefono della sala operativa dell’unità di emergenza attiva h24, che interviene in caso di overdose, crisi di astinenza e famigliare, non smette di squillare. Segno che sono in tanti a chiedere aiuto. Barra allarga le braccia come dire: 'È da ingenui essere sorpresi'. "Se negli ultimi anni abbiamo assistito a un invecchiamento dei consumatori, oggi siamo di fronte a una sorta di ricorso storico: i ragazzi fanno ciò che facevano i genitori quarant’anni fa. Qual è la sostanza che mi preoccupa di più? Le pasticche no, vanno a moda, anche se dal punto di vista operativo chi si impasticca è ingestibile. A preoccuparmi è la cocaina, perché non esiste l’equivalente del metadone per l’eroina: un farmaco benedetto (utilizzato nella terapia di sostituzione da eroina, ndr), che oggi in Italia mantiene in vita 90mila persone". E se è vero che da anni sono in molti a iniettarlo in vena, o a rivenderlo sul mercato grigio, la soluzione c’è: "Far sì che il tossicodipendente lo assuma davanti all’operatore".

Villa Maraini, creata nel 1976, è diventata un punto di riferimento fondamentale per la cura delle tossicodipendenze a Roma: nel 2019 l’ambulatorio che è autorizzato alla somministrazione del metadone (solo uno dei vari servizi offerti), ha trattato 1909 utenti, di cui il 25 percento stranieri. Nell’87,88 percento dei casi, la sostanza principale d’abuso è stata l’eroina.

Da tempo Barra porta avanti l’unica lotta che gli sembra avere un senso, quella delle cure. "Sono un terapeuta e c’è una sola cosa che mi interessa, che i tossicodipendenti vengano accolti – ripete spesso il medico –. Mentre lo Stato dovrebbe avere un unico obiettivo: conoscerli tutti, perché un tossicodi-
pendente che si conosce è pericoloso per sé e gli altri, ma uno che non si conosce è doppiamente pericoloso".

Questa intervista è stata pubblicata su "Consumi stupefacenti", il secondo numero della nostra rivista

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