Foto di Julia Schmidt da Pexels
Foto di Julia Schmidt da Pexels

Buone notizie sull'economia circolare

Con la pandemia, la nostra impronta ecologica si è ridotta, ma non basta. Entro il 2035 il riciclo dei rifiuti urbani dovrà arrivare al 65%. Coi decreti "End of waste" molti scarti dovranno essere recuperati

Enrico Fontana

Enrico FontanaResponsabile dell'Osservatorio Ambiente e Legalità di Legambiente

14 ottobre 2020

Partiamo dalle buone notizie. L’Italia ha finalmente recepito, nello scorso mese di agosto, il pacchetto di direttive europee sull’economia circolare, cioè quel modello di produzione e consumo basato su condivisione, riutilizzo, riparazione e riciclo di materiali e prodotti, allungandone la vita e diminuendo i rifiuti.

Nei prossimi quindici anni dovremo rivoluzionare il modo di gestire i rifiuti che produciamo ogni giorno nelle nostre case, secondo un cronoprogramma preciso e stringente: il riciclo dei rifiuti urbani dovrà arrivare al 55% entro il 2025, al 60% nel 2030 e al 65% nel 2035. Contemporaneamente lo smaltimento in discarica non dovrà superare il tetto del 10%. Questo significa, risalendo la filiera, che la raccolta differenziata dovrà raggiungere una media nazionale del 76% (nel 2018 è stata di poco superiore al 58%). Oltre 30 milioni di scarti post consumo, come dovremmo cominciare a definire i rifiuti, dovranno diventare in larga parte materiali di base della nuova economia e dovranno avere i necessari sbocchi sul mercato.

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