Il noi come maschera dell'io

Anziché essere "protagonisti del cambiamento", è meglio essere partecipanti. Il fondamento della partecipazione non è l'unanimità, ma il dialogo, che è anche conflitto

Roberto Merlo

Roberto Merlopsicoterapeuta

28 gennaio 2020

Va di gran moda pensare che per produrre cambiamento – anche quello “giusto” e “corretto” – bisogna diventare protagonisti, modelli, condottieri o giù di lì. Anche nel sociale questa sembra essere la strada maestra: apparire, far parlare di sé, essere leader nei social e così via. Il contrario del protagonista è il partecipante, colui che è “parte di” questo mondo e contribuisce a renderlo abitabile in tutti i sensi possibili e per tutti coloro per cui può. Per partecipare si ha assoluto bisogno di essere persona in relazione con altre persone e non individui unici e “salvatori”. Da soli non si partecipa a niente.

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