Slow Journalism

Lo Slow Journalism come orizzonte per salvare i giornali ma anche per disintossicare i lettori. Slow Journalism come slow food, per informarsi meglio, in maniera più sana. Un giornalismo lento, che non rincorre le breaking news, si prende il tempo per pensare e per mettere insieme tutti i tasselli di una storia. Un giornalismo che serve, quindi, nel senso più autentico del termine, e che sa essere antidoto contro le fake news e la pratica del clickbait.

 

A coniare il neologismo inglese è stato Peter Laufer, autore del libro Slow Journalism – Manifesto per un consumo critico dell’informazione. Negli ultimi anni, la riflessione sul tema si è allargata, si è infiltrata anche nelle stanze del giornalismo mainstream, saldandosi alle discussioni sul data journalism o giornalismo di precisione e al tema della sostenibilità dei progetti editoriali. Riflettere sul giornalismo può sembrare un passatempo per addetti ai lavori. In realtà, significa soprattutto parlare del diritto di chiunque a essere informato correttamente e dunque anche di democrazia, giustizia e libertà.

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Massimo RazziGiornalista e scrittore

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