Coronavirus, il Portogallo regolarizza i migranti per garantirne i diritti. In Italia è quasi tutto sospeso

La misura si applica per la durata dell'emergenza agli stranieri con richiesta di soggiorno pendente. "Importante garantire i diritti dei più deboli", ha dichiarato Eduardo Cabrita, ministro dell'Amministrazione interna

Rosita Rijtano

Rosita RijtanoRedattrice lavialibera

Aggiornato il giorno 30 marzo 2020

I migranti che hanno presentato richiesta di soggiorno in Portogallo saranno trattati come cittadini del Paese e potranno beneficiare dei loro stessi diritti durante l'emergenza coronavirus. L'ha stabilito il governo portoghese nel corso dell'ultimo consiglio dei ministri, regolarizzando temporaneamente la situazione degli stranieri con domande pendenti verso il Serviço de Estrangeiros e Fronteiras (Sef), il servizio che fa capo al ministero dell'Interno portoghese e ha il compito di far rispettare l'asilo e l'immigrazione in Portogallo.

La misura, si legge nel documento, ha come obiettivo sia di "garantire inequivocabilmente i diritti di tutti i cittadini stranieri con domande pendenti", sia di "ridurre i rischi per la salute pubblica" e "tutelare gli operatori di polizia".

Tra i beneficiari ci sono anche i richiedenti asilo, la protezione sussidiaria, e lo status di rifugiato che possono considerare la loro permanenza sul territorio nazionale regolare a partire dal 18 marzo, data in cui il Portogallo ha dichiarato lo stato di emergenza per coronavirus. La disposizione permette ai migranti, che avevano avviato l'iter burocratico per ottenere il permesso di soggiorno, di avere gli stessi diritti dei cittadini portoghesi, ovvero di accedere all'assistenza sanitaria nazionale, di firmare contratti di lavoro e di affittoaprire conti correnti o richiedere il sussidio straordinario approvato nei giorni scorsi per quei lavoratori che devono restare a casa per accudire figli, genitori o nonni, o per coloro che si sono visti sospendere il contratto di lavoro. Per farlo, gli basterà fornire il documento di domanda che funzionerà come una sorta di permesso di soggiorno temporaneo fino al ritorno alla normalità, quando riprenderà l'iter burocratico. 

Al momento il Portogallo conta  5,170 casi di Covid-19 e 100 morti. Stando a quanto riportaEl País, i primi di marzo si sono verificati dei momenti di tensione quando un bracciante nelle serve dell'Algarve, nel sud del Portogallo, è risultato positivo al coronavirus. Dalla notte al giorno settantanove suoi colleghi sono stati posti in isolamento in una scuola e alcuni sono fuggiti temendo di essere rimpatriati. Due settimane dopo solo 18 di loro erano rimasti in isolamento, in quanto contagiati, mentre gli altri erano tornati al lavoro perché altrimenti non sarebbero stati pagati.

"Le persone non devono essere private del loro diritto alla salute e al servizio pubblico solo perché le loro richieste di soggiorno non sono state ancora elaborate", ha dichiarato Claudia Veloso, portavoce del ministro dell'Interno all'agenzia Reuters. Sulla stessa linea le dichiarazioni di Eduardo Cabrita, ministro dell'Amministrazione interna, che ha detto al quotidiano Público: “In questo momento è ancora più importante garantire i diritti dei più deboli, come nel caso dei migranti. Garantire loro accesso al servizio sanitario, alla Seguridad social (un sistema che in Portogallo permette di assicurare i diritti base dei lavoratori, tra cui i sussidi, ndr), alla stabilità occupazionale e abitativa è il dovere di una società solidale in tempi di crisi".

In Italia quasi tutto sospeso

"Regolarizzare i migranti presenti sul nostro territorio è di fondamentale importanza per la salute di ognuno di noi"Lorenzo Trucco - presidente Asgi

In Italia i termini di presentazione delle richieste di rilascio e rinnovo dei permessi di soggiorno sono stati prorogati fino al 31 marzo (sospensione che potrebbe durare ulteriormente), fatta eccezione per le domande di protezione internazionale. Eppure "regolarizzare la situazione dei migranti presenti sul nostro territorio, considerata l'emergenza dettata dal coronavirus, è di fondamentale importanza non solo per i migranti stessi, ma per la salute di ognuno di noi", sottolinea Lorenzo Trucco, presidente dell'Asgi, l'Associazione per gli studi giuridici sull'immigrazione.

"È vero che l'articolo 32 della nostra Costituzione garantisce a tutti il diritto alla salute, ma per chi non ha il permesso di soggiorno si applica solo alle cure di carattere necessario e urgente. Inoltre, molti migranti irregolari non sanno di poter usufruire di questo diritto e hanno paura di andare in ospedale, temendo erroneamente di essere denunciati alle autorità". Lo status di irregolare non permette, poi, di firmare contratti di lavoro: situazione paradossale "considerato che in questa condizione, anche per via del decreto Salvini che ha abrogato la possibilità di chiedere il permesso di soggiorno per motivi umanitari, si trovano molti dei braccianti nel settore agricolo che in questo momento sta continuando a funzionare ed è considerato essenziale in quanto ci permette di avere il cibo in tavola. Persone che vivono in insediamenti informali, dove le condizioni igieniche sono carenti e spesso manca anche l'acqua".

I permessi di soggiorno in scadenza tra il 31 gennaio e il 15 aprile, invece, sono stati prorogati fino al 15 giugno così come certificati, attestati e concessioni. "Ma non è abbastanza, servirebbe una proroga almeno fino al 31 dicembre 2020 per garantire l'opportunità di trovare lavoro", suggerisce Giovanna Cavallo del team legale di Pensare migrante (che può essere contattato via WhatsApp al numero +393519724253). "Al momento, ai cittadini stranieri irregolari stiamo suggerendo di richiedere, dopo il tre aprile, il permesso di soggiorno per calamità umanitaria".

La drammatica situazione dei Cpr

Particolarmente drammatica, secondo Trucco, rimane la situazione nei Centri di permanenza per il rimpatrio (Cpr), dove nei giorni scorsi sono stati segnalati i primi contagi. Uno dei casi peggiori è quello del Cpr di Gradisca d'Isonzo, in provincia di Gorizia, dove una persona arrivata il 19 marzo dalla Lombardia è risultata positiva. Qui i trattenuti hanno iniziato uno sciopero della fame denunciando cibo avariato, assenza di saponi e ricambi di vestiti, a cui si è poi aggiunta la richiesta di essere immediatamente spostati. "Le persone continuano a essere portate e trattenute nei Cpr, senza che siano loro garantite le misure di distanziamento sociale né le disposizioni sanitarie emergenziali, e senza che ne sussistano più i presupposti legali in quanto la direttiva per i rimpatri dispone che il trattenimento è giustificato solo per preparare il rimpatrio e se l’uso di misure meno coercitive è insufficiente. Considerato che al momento tutti i voli sono bloccati, non lo è", conclude Trucco.

In Italia il coronavirus è entrato nei grandi centri di accoglienza e in quelli per il rimpatrio. Un centinaio di associazioni ha lanciato un appello per la loro chiusura immediata.

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