James Senese. Credits: Ansa
James Senese. Credits: Ansa

James is B(l)ack: "Italia razzista da sempre"

Il sassofonista James Senese, fondatore dei Napoli Centrale e membro storico della squadra di Pino Daniele, racconta a lavialibera il nuovo album. Se non avesse fatto musica sarebbe diventato "un grande rivoluzionario del bene come Che Guevara"

Daniele Sanzone

Daniele SanzoneScrittore e voce della rock band di Scampia 'A67

2 agosto 2021

"Pe’ chi nun s’arrenne a tutti ‘sti fetenti je sone, sone e sto sunanno ancora" (per chi non si arrende a tutti questi fetenti io suono, suono e sto suonando ancora), canta James Senese nel suo nuovo album James is back (Arealive, 2021). "James è tornato a dire quello che ha sempre detto contro un sistema corrotto fatto di politicanti e ladroni", spiega l'artista. 

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Un "sistema" che fa in modo che le cose non cambino mai, che l'Italia sia e rimanga razzista. Senese non ha paura di denunciare le discriminazioni subite e dire che la Nazionale italiana ha sbagliato a non inginocchiarsi prima del fischio d'inizio delle partite degli europei – gesto adottato da molte altre squadre per protesta contro il razzismo –, svelando che se non avesse fatto musica sarebbe diventato "un grande rivoluzionario del bene come Che Guevara". Figlio della guerra, nato dall’incontro di un soldato americano e una donna napoletana, è cresciuto in pieno dopoguerra a Miano, quartiere della periferia nord attaccato a Scampia. Ma sogna ancora l'America: "Negli Stati Uniti chi non mi conosceva mi prendeva per americano. Mentre a Napoli e, in generale in Italia, chi non mi conosce mi vede come James ‘o niro (il nero, ndr)". 

"Negli Stati Uniti, chi non mi conosceva mi prendeva per americano. In Italia, chi non mi conosce mi vede come James ‘o niro"

Senese è uomo che ha fatto del sax tenore un prolungamento del suo corpo, uno strumento che quando viene attraversato dal suo soffio genera un suono unico, riconoscibile tra mille altre voci. Per il sassofonista napoletano la formula cartesiana si trasforma in “Suono dunque sono”. Suonare diventa un bisogno fisico ed esistenziale, il modo attraverso il quale James Senese arriva alla certezza, immediata e intuitiva, della propria esistenza. Il nuovo album è composto da nove canzoni tra cui un brano strumentale, Duendes: "È un disco molto sofferto, ma pieno d’amore – prosegue Senese –. Ed è proprio l’amore quello che cerco in ogni momento della mia vita e della mia arte. Il lavoro che ho fatto è stato di cercare un unico suono: quello della verità. Sembrano canzoni ma vanno oltre. Sono lo specchio della mia vita. In questi brani si sente il soffio del mio cuore".

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L’album si apre con Voglio partì. Com’è stato ritornare a uscire e a suonare live?
Un po’ drammatico. La gente è disorientata e per riprenderci la nostra libertà ci vorrà ancora del tempo, dobbiamo riconquistare il senso di noi stessi e del mondo che ci circonda.

Cosa ti è mancato di più?
La cosa che è mancata a tutti, la libertà. La libertà è tutto.

In, Je sone, canti “Avvote penzo ca nun ne vale ‘a pena ‘e ‘sta incazzato pe’ chi nun te sente” (A volte penso che non valga la pena di incazzarsi per chi non ti sente). In questi cinquant’anni di musica quando e quante volte non ti sei sentito capito?
Sono un musicista d’avanguardia, non ho mai fatto compromessi, nessuno ha mai messo bocca sulla mia arte. La mia è una musica non copiata per questo è sempre nuova e dura negli anni. Purtroppo oggi la gente non cerca la verità, non vuole impegnarsi e per questo si fanno canzonette dalla mattina alla sera. Ascoltando chi va in classifica sembra che la pandemia non ci sia mai stata. Questi non sono artisti ma marionette.

Conosci J Lord? È un giovanissimo rapper nero cresciuto a Casoria che canta in napoletano. James se nascesse oggi farebbe rap?
Il rap mi fa schifo, se nascessi oggi non potrei mai fare ‘sta roba, per me i rapper italiani sono solo una copia della copia. In Italia esiste la melodia, questa è la nostra storia. 

Cosa pensi della polemica nata dal fatto che la Nazionale Italiana di calcio ha scelto di non inginocchiarsi prima del fischio d'inizio delle partite degli europei: gesto adottato da molte squadre per protesta contro il razzismo?
Credo che avrebbero dovuto farlo, i calciatori sono molto seguiti e devono dare l’esempio.

Ne “L’America” canti che la stai ancora cercando. 
È quello il guaio.

Cosa rappresenta per te quel luogo? 
È una parte di me mancante perché se fossi nato lì per me sarebbe stato molto più semplice. Sarei stato più libero di esprimermi, avrei avuto un’identità mentre a Napoli sono dovuto rinascere per affermarmi e farmi accettare per quello che sono. Ancora oggi mi domando se sono più napoletano o più americano. 

Ancora te lo chiedi?
Sì, perché quando sono stato negli Stati Uniti chi non mi conosceva mi prendeva per americano, invece a Napoli e, in generale in Italia, chi non mi conosce mi vede come James ‘o niro.

James is back ma anche is black, com’è cambiato il razzismo in Italia da quando sei nato?
Non è cambiato nulla, il razzismo è sempre esistito e sempre ci sarà perché è l’uomo a essere sbagliato. Trovo assurde le distinzioni di identità e di colore. Il razzismo è vedere la diversità negli altri, ma cos’è la diversità? È semplicemente un punto di vista che con presunzione si fa verità.

"Trovo assurde le distinzioni di identità e di colore. Il razzismo è vedere la diversità negli altri, ma cos’è la diversità? È semplicemente un punto di vista che con presunzione si fa verità"

La scuola può aiutare a sensibilizzare? 
Non c’è niente da fare e quando sembra che stia cambiando qualcosa, è solo perché ci sono degli interessi dietro, poi dopo qualche mese si ritorna da capo.

Cosa pensi dei diritti dei figli di immigrati nati e cresciuti in Italia?
Vivi nel mondo dei sogni, ma quali diritti? Non hai ancora capito che qui il sistema pensa solo ai cazzi suoi. Se ogni tanto quando esce qualche lira, chiamiamola lira, è perché gli facciamo pietà.

"Mi sono salvato con la musica, ma se avessi avuto un'altra testa sarei stato un grande rivoluzionario del bene come Che Guevara"

L’album è intriso di malinconia ma anche di una nuova consapevolezza data dalla tua età, rifletti molto sul concetto di tempo e di fine. In “Tutta 'a vita accussì” canti: “Sto aspettando la notte in cui mi sveglio e non mi addormento più”. 
È una canzone molto intima e personale in cui emerge la mia paura di morire. Continuo a scrivere tutte quelle sensazioni che vedo nel mio cuore, a me arrivano dei flash ed è quello che cerco di riportare nella mia musica. Ogni parola per me deve essere una sensazione e queste sensazioni si devono capire. Quando scrivo mi guardo dentro, quello che c’è fuori non m’interessa. 

Se non avessi suonato cosa avresti fatto nella vita?
Mi sono salvato con la musica, ma se avessi avuto un'altra testa sarei stato un grande rivoluzionario del bene come Che Guevara.

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