Foto di Daan Stevens (Unsplash)
Foto di Daan Stevens (Unsplash)

Coronavirus, anche le tangenti hanno effetti letali sui malati

La corruzione alimenta circuiti parassitari e clientelari, così materiali e servizi diventano scadenti. Mazzette ed evasione fiscale hanno le loro colpe (e nominare Bertolaso in Lombardia è desolante)

Alberto Vannucci

Alberto Vannucci Professore di Scienza politica

17 marzo 2020

La pandemia da virus covid-19 sta investendo i centri di assistenza sanitaria e ospedaliera di quasi tutti i paesi del mondo con un’onda d’urto di ricoveri con annesse necessità di terapie intensive in crescita esponenziale. Una sorta di tragico stress-test, che mette a durissima prova il livello di preparedness – capacità di risposta all’emergenza – dei vari sistemi sanitari. Sotto gli occhi preoccupati del mondo si sta realizzando un drammatico esperimento sociale, che nel freddo computo dei decessi ci farà capire quale politica di contenimento epidemico e quali caratteristiche dei modelli organizzativi di offerta di cure ospedaliere siano più efficaci. Misureremo l’impatto comparato della pandemia sulla capacità di tenuta del modello privatistico statunitense, dominato dal mercato delle coperture assicurative, e degli altri sistemi dei paesi occidentali, tra cui quello italiano, in genere affidati alla presa della mano pubblica, resa più salda o tremolante dall’ammontare dei finanziamenti, dalla natura dei modelli gestionali adottati e della regolazione dell’attività degli operatori privati. Sappiamo fin d’ora che coi suoi 30 posti letto in rianimazione ogni 100mila abitanti la Germania è più preparata a fronteggiare l’impatto del virus rispetto a Italia e Francia, ferme a 12, alla Spagna che ne ha 10, o al Regno Unito che si limita a 7 - e questo getta un’ombra sinistra sui probabili esiti nefasti del progetto di “immunizzazione di gregge” tramite “contagio controllato” di massa avanzato dai consulenti scientifici del governo di Boris Johnson.

Le colpe della corruzione: sprechi e inefficienze

Migliorare gli indicatori di qualità della spesa sanitaria non significa più spesa pubblica (...) Secondo, è probabile che meno corruzione nell’offerta di quei servizi aumenti la loro qualitàFondo monetario internazionale

Arriverà il momento di tracciare quel bilancio, ma fin d’ora si può affermare con certezza che la diffusione delle pratiche di corruzione è responsabile di una quota di quelle vittime. Sappiamo infatti che quando la lusinga delle tangenti intascabili influenza le scelte dei decisori pubblici, ne segue inevitabilmente una distorsione dell’allocazione delle risorse disponibili che genera sprechi e inefficienze, alimenta circuiti parassitari e clientelari di spesa, rende scadenti i materiali forniti e i servizi erogati. Se ciò accade nel settore sanitario, ne risulta affievolita o, nel peggiore dei casi, del tutto cancellata la salvaguardia di fondamentali diritti alla cura, alla salute, alla vita. Non sono più i bisogni e necessità degli utenti a pesare nelle scelte politiche e amministrative, bensì le aspettative di guadagno sottobanco.

Sotto questo profilo le cronache giudiziarie italiane degli ultimi anni ci proiettano in una vera e propria di galleria degli orrori. Dai casi d’impianto di valvole cardiache difettose all’accanimento chirurgico verso malati terminali, dagli pseudo “efficientamenti” della spesa sanitaria coi quali si sono distrutti presidi di eccellenza fino alle esose e indebite parcelle pubbliche pagate a cliniche private in cambio di compensi a faccendieri, finanziamenti elettorali e villeggiature a sbafo dell’allora governatore lombardo. Quanto oneroso sia il fardello della corruzione in sanità basterebbe domandarlo a quel quattro per cento di cittadini italiani che nei dodici mesi precedenti ha dovuto farsi carico di extra-pagamenti non dovuti per accedere a servizi sanitari pubblici, secondo un sondaggio Eurobarometro del 2017 (vedi il grafico sotto). Uno studio del Fondo monetario internazionale ha dimostrato che tutti gli indicatori di efficienza nell’assistenza sanitaria – ad esempio, il tasso di mortalità infantile – si associano in modo significativo a bassi livelli di corruzione: “Primo, migliorare gli indicatori di qualità della spesa sanitaria non richiede necessariamente più spesa pubblica. È più importante istituire procedure d’appalto trasparenti e accrescere la responsabilità finanziaria della spesa. Secondo, è probabile che un più basso livello di corruzione nell’offerta di quei servizi contribuisca ad accrescere la loro qualità”.

Il grafico del sondaggio Eurobarometro del 2017
Il grafico del sondaggio Eurobarometro del 2017

L'emergenza prepara il terreno ad altri illeciti

Con il tragico allarme di queste settimane gli effetti letali della corruzione rischiano di essere amplificati, nella fretta di ottenere gli approvvigionamenti necessari a tamponare lacune e carenze del sistema – del resto gli acquisti straordinari sono da sempre i più vulnerabili agli appetiti di corrotti e corruttori. Qui il cerchio si chiude: l’emergenza inasprita da inefficienze frutto di corruzione prepara il terreno a un rischio ulteriore di corruzione. Desolante, anche sotto il profilo simbolico, appare la decisione di nominare consulente del presidente regionale lombardo per l’emergenza coronavirus l’ex-responsabile nazionale Guido Bertolaso, il quale – per quanto assolto nel corrispondente procedimento penale – di sicuro si è dimostrato incapace di rilevare e denunciare il grumo affaristico-criminale cresciuto sotto i suoi occhi, noto alle cronache come cricca della protezione civile.

Passata questa tempesta, dovremmo cercare di imparare qualche lezione. Basterebbe ricordare che la crisi emergenziale del virus covid-19 amplifica e mette in risalto tare sistemiche che, sia pure in modo meno drammatico, incidono quotidianamente sulla nostre speranze e qualità di vita. La disponibilità dei posti in terapia intensiva, che in Italia– con gravi sproporzioni a livello regionale, purtroppo – è in media metà di quella tedesca, riflette esattamente l’ammontare degli investimenti pubblici: secondo gli ultimi dati Ocse la spesa nel settore sanitario in Italia è pari a 2274 euro pro/capite, rispetto ai 4508 euro della Germania (vedi lo schema qui sotto). Banalmente, la bontà dei servizi offerti dai sistemi sanitari dipende da quante risorse vi si investono, e da come le si spendono. Non dimentichiamoci che la sanità italiana depauperata e saccheggiata non sconta soltanto il fardello delle pratiche di corruzione, ma anche la voragine di oltre 100 miliardi annui di un’evasione fiscale di massa nei bilanci pubblici. Due patologie che in Italia – non a caso – conoscono secondo tutti gli indicatori un grado anomalo di diffusione. Una responsabilità politica collettiva, dunque, quella di cui dovremo farci carico, anche nei confronti delle molte vittime evitabili del coronavirus.

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