Foggia, lungo la strada per il Gargano
Foggia, lungo la strada per il Gargano

Rondini, mucche, rane e galline: la natura per raccontare il foggiano

La redazione de lavialibera torna a Torino dopo la trasferta foggiana: cinque giorni nella terza provincia più estesa di Italia tra mafie, caporalato, testimonianze e resistenze

Redazione <br> lavialibera

Redazione
lavialibera

25 giugno 2021

I giorni di trasferta foggiana sono finiti. Difficile raccontare in poche battute i chiaro-scuri di una terra ferita dalla mafia e abituata al malcostume politico e amministrativo (è di fine maggio la notizia dell'arresto del sindaco di Foggia Franco Landella per corruzione), dove convivono rassegnazione e coraggiose esperienze (e speranze) di resistenza. Lo faremo con cura nelle prossime settimane, dopo avere meditato gli incontri, riascoltando le parole, approfondendo e ordinando la marea di informazioni raccolte durante la trasferta. Intanto vi restituiamo poche pillole, per ringraziarvi di averci seguiti. E lo facciamo a partire dalla natura che ci ha accolti, testimone, protagonista e termometro dei problemi di questa terra. Sono fatti accaduti nei giorni della nostra permanenza, un minuscolo assaggio del racconto che verrà. 

La strage di rondoni e di fontanelle

Nei giorni in cui siamo a Foggia il termometro non è mai sceso sotto i 32 gradi. Né di giorno né di notte. Il caldo uccide gli uccelli, che si schiantano al suolo privi di forze. Il giorno in cui abbiamo pranzato a San Severo abbiamo scoperto che la proprietaria del ristorante si stava prendendo cura di una rondine salvata dall'asfalto. Le capita di farlo spesso. Tiene l'animaletto privo di forze in una scatola, al fresco del locale, aspettando che si riprenda e possa tornare a volare. 

Un rondone morto a San Severo per il caldo
Un rondone morto a San Severo per il caldo

I campi sono arsi, soffia il vento di Scirocco e gli agricoltori temono gli incendi: nella sola giornata di lunedì 21 giugno i vigili del fuoco di Foggia hanno dovuto domare 32 roghi diffusi su tutto il territorio della Capitanata. In alcuni casi le fiamme sono arrivati a lambire i centri abitati. Non sempre, però, il responsabile è il caldo. Poco prima del nostro arrivo, il 14 giugno un rogo ha mandato in fumo 120 ettari di campi coltivati a grano, tra Foggia e San Severo. Sono state avviate le indagini su alcuni sospetti: "Immaginare che siano coincidenze è ingeneroso per l'intelligenza di chiunque", chiosa un servizio del Tgr Puglia sull'accaduto.

La mafia foggiana sta reagendo contro chi si ribella

A volte la puzza di bruciato arriva fino alle strade del centro. "La trebbiatura e la raccolta della paglia – ci spiega il capo della Direzione investigativa antimafia Paolo Iannucci – sono i momenti di fragilità degli agricoltori a cui la criminalità tenta di imporre i propri servizi".

È proprio la calura insopportabile a farci notare che a Foggia mancano le fontanelle dell'acqua pubblica. Se hai sete devi entrare in un bar a comprare una bottiglietta di plastica; se non hai i soldi, come chi vive in strada, puoi solo sperare nella carità di qualcuno, per esempio dei Fratelli della stazione che la sera distribuiscono acqua e cibo ai senzatetto. Nella città dove svetta, tra i palazzi più belli del centro storico, la sede dell'Acquedotto Pugliese che scrive nel suo claim "Acqua, bene comune", le fontanelle non esistono più. Eppure gli abitanti le ricordano bene le fontanelle sgorganti acqua potabile: nelle piazze, per le vie, fino agli anni Novanta. Ricordano anche la loro progressiva scomparsa; sono state chiuse, non ripristinate. Poi sono state dimenticate, come se non fossero mai esistite.

Acqua pubblica, dieci anni di promesse mancate

Le mucche del potere

Mercoledì siamo stati a Monte Sant'Angelo per incontrare il sindaco Pierpaolo D'Arienzo, coordinatore regionale di Avviso pubblico (di cui abbiamo raccontato la storia qui). Durante il lungo colloquio, ci ha raccontato un episodio: il giorno prima i carabinieri hanno posto sotto sequestro, nell'ambito di un'inchiesta della procura di Foggia, quasi un centinaio di bovini appartenenti al padre di un malavitoso locale. L'indagine è nata da un cittadino che, ormai stanco delle invasioni dei terreni da parte di questi animali al pascolo e delle recinzioni fatte installare dal loro proprietario sui suoi terreni – comportamenti che rimandano a epoche lontane, ma tuttora vigenti in queste terre – ha deciso di denunciare tutto alle autorità.

L'incontro con il sindaco Pierpaolo D'Arienzo di Monte Sant'Angelo, Comune sciolto per mafia
L'incontro con il sindaco Pierpaolo D'Arienzo di Monte Sant'Angelo, Comune sciolto per mafia

Quella denuncia in un Comune sciolto per mafia è un fatto importante: un cittadino ha deciso di non sottostare alle prepotenze e di fidarsi dello Stato e lo Stato, almeno per adesso, è stato in grado di dargli una risposta. Qualcosa è cambiato in un territorio, il Gargano, che ha fatto da scenario a faide sanguinose nate da questioni territoriali, di famiglie di agricoltori e allevatori che volevano controllare i terreni prima per le loro attività lecite e poi per quelle illecite iniziate tempo dopo: traffici di droga e armi, estorsioni. Toccherà adesso alla Procura di Foggia e agli amministratori giudiziari occuparsi di quella mandria di vacche, simbolo di un potere che nasce dalla terra ma che da tempo non si accontenta più solo di agricoltura e abigeato (il furto di bestiame).

Il procuratore capo di Foggia Ludovico Vaccaro
Il procuratore capo di Foggia Ludovico Vaccaro

Mafia foggiana, di cosa parliamo?

Il sogno di allevare galline in carcere

Il 24 giugno nel carcere di Foggia è stata celebrata la festa della polizia penitenziaria. Questo carcere il 9 marzo 2020 è stato al centro di una rivolta che ha interessato la quasi totalità della popolazione carceraria. C'è stata una clamorosa evasione di massa di detenuti. La folla furente si è appropriata progressivamente degli spazi del penitenziario, fino a sfondare le cancellate e uscire.

Rivolta nelle carceri e reato di tortura: tutti i fronti aperti

Diverse le ipotesi sulle proteste, alcune riconducibili alle tensioni legate all'emergenza covid, altre alla chiusura della sezione dell'Alta Sicurezza, avvenuta poco tempo prima della protesta e causa di un trasferimento di massa dei boss della mafia foggiana in altri istituti. Il carcere di Foggia è ritenuto uno degli ambienti penitenziari più complessi d'Italia. “Il sovraffollamento ha creato un enorme carico di lavoro – ci ha raccontato la direttrice Giulia Migliulo –. Non abbiamo personale, ci sono molti pensionamenti. Io sono qui da un anno e 10 mesi e ho trovato un carcere afflitto da gravi e croniche criticità". La combinazione dei problemi rende difficilissima la vita anche per i reclusi, tra cui anche diversi malati psichiatrici che non riescono ad accedere ai posti nei Rems, strutture che hanno sostituito i vecchi ospedali psichiatrici penitenziari (Opg), per carenza di posti. La direttrice coltiva l'ambizione di cambiare poco per volta il destino di questo carcere, per agenti e detenuti; racconta: "Tra i molti progetti, mi piacerebbe anche organizzare un allevamento di galline all'interno del carcere".

Foggia, caccia agli ultimi quattro evasi dal carcere. Si è arreso il figlio di un boss

Rane e pomodori

In questi giorni intesi abbiamo incontrato anche chi prova ogni giorno, con fatica e determinazione, a valorizzare le bellezze di questa terra. Come Pietro Fragasso, presidente della cooperativa sociale Pietra di scarto che quest'anno compie 25 anni. In un bene confiscato a Cerignola – 60mila abitanti a sud di Foggia, dove regna una delle quattro mafie della provincia – si coltivano pomodori, uva e olive di qualità e al giusto prezzo. Un progetto di agricoltura sociale e sostenibile che ha l’obiettivo di produrre senza spreco e senza sfruttamento del lavoro e dell’ambiente.

Il cortile della cooperativa Pietra di Scarto a Cerignola in un bene confiscato
Il cortile della cooperativa Pietra di Scarto a Cerignola in un bene confiscato

Nel bene che ci accoglie, il vecchio proprietario mafioso aveva fatto gettare tonnellate di cemento per edificare una struttura che accogliesse un deposito di stupefacenti. I muri sono imbottiti di metallo, per schermare qualsiari intrusione. Negli anni Novanta lì entravano e uscivano carichi di cocaina, in arrivo dall'Albania e in transito verso i mercati italiani. 

A fare da sottofondo alla nostra chiacchierata, per tutto il tempo, il gracchiare delle rane: totalmente inesperto di agricoltura, ma deciso ad avviare una coltivazione di carciofi (che necessitano di essere continuamente irrigati), il vecchio proprietario mafioso aveva fatto aveva fatto costruire un'enorme vasca in cemento armato per la raccolta dell'acqua piovana. Ancora oggi il bene riceve l'acqua un giorno sì e cinque no e quel bacino che raccoglie l'acqua piovana può rappresentare una preziosa alternativa. Un'acqua che ora irriga ettari di agricoltura biologica liberi dal caporalato, dove le rane gracchiano felici. 

Ringraziamo Daniela, Federica, Riccardo, Giuliano, Piero e Claudio per la cura con cui ci hanno accompagnato a conoscere la loro terra, bella e crudele

Crediamo in un giornalismo di servizio ai cittadini, in notizie che non scadono il giorno dopo. Aiutaci a offrire un'informazione di qualità, sostieni lavialibera

Per conoscere il futuro
non aspettare le stelle

Abbonati per un anno a lavialibera, avrai 6 numeri della rivista e l'accesso a tutti i contenuti del sito web. Fatti, numeri, storie, inchieste, opinioni, reportage. Capire il presente e interpretare il mondo che verrà.

La newsletter de lavialibera

Ogni sabato la raccolta degli articoli della settimana, per non perdere neanche una notizia. 

Ogni prima domenica del mese un approfondimento speciale, per saperne di più e stupire gli amici al bar