(Particolare da una foto di Michael Ramey su Unsplash)
(Particolare da una foto di Michael Ramey su Unsplash)

Nelle periferie vive il cuore del giornalismo

Incontrare le mafie e fare del buon giornalismo – mestiere non facile – quando ci si trova lontani dal centro significa combattere a viso aperto, essere pronti allo scontro e alla paura

Michele Albanese

Michele Albanesegiornalista e presidente dell'Unione nazionale cronisti italiani Calabria

3 maggio 2021

Le mafie nascono nelle periferie del Paese, ai bordi delle regioni e delle città, ed è proprio dove riescono a nascondersi meglio che raccontarle diventa un lavoro a sé. Incontrare le mafie e fare del buon giornalismo – mestiere non facile – quando ci si trova lontani dal centro significa combattere a viso aperto, essere pronti allo scontro e alla paura. Nelle periferie, chi fa informazione è conosciuto da tutti: dai pochi concittadini sensibili, dalla maggioranza indifferente e paurosa e soprattutto dai mafiosi, che sanno dove abiti, che fai, come vivi, chi sono i tuoi parenti, qual è la tua forza e quali sono le tue debolezze. Chi fa informazione nelle periferie, ogni tanto, si rende conto di essere un presidio importante per la difesa dei diritti e della democrazia.

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Ogni pezzo è una miccia

Nei territori marginali e marginalizzati, molto di quello che si racconta resta racchiuso in un piccolo spazio: la notizia si consuma come una candela, senza che nessuno riesca a vedere i contorni della fiammella, i contesti drammatici che è in grado di illuminare. Il ritmo delle notizie spesso è talmente frenetico che manco ti accorgi dei rischi o delle conseguenze, della solitudine che costruisci intorno a te. Continui e basta, con la speranza che il tuo modesto lavoro sia utile a cambiare le mentalità devastanti della cultura mafiosa. Dopo tanti anni di "mestieraccio", come lo chiama un mio vecchio maestro di cronaca, quando riavvolgi il nastro vedi scorrere davanti agli occhi tutte le volte in cui ti è toccato andare allo scontro con gente di ogni risma. Rivedi i momenti in cui hai rischiato le botte, le volte in cui hai trovato sotto casa, liberi, gli stessi di cui il giorno prima avevi raccontato gli arresti. In provincia, per pochi spiccioli, si sfidano grumi di potere che cercheranno in ogni modo di farti pentire di averli raccontati, per il resto dei tuoi giorni. A queste latitudini, ogni pezzo che scrivi può essere la miccia per querele bavaglio, agguati e minacce. Ogni giorno, per anni, scoprendo figli già grandi che in silenzio ti scrutano e che per fortuna – almeno loro – ti stimano.

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