Domenico Iannacone
Domenico Iannacone

"In tv ho vinto l'assillo della velocità"

Intervista a Domenico Iannacone, conduttore del programma Rai Che ci faccio qui

Gabriele Cruciata

Gabriele CruciataGiornalista

3 maggio 2021

Domenico Iannacone è uno dei giornalisti italiani che più ha trovato un equilibrio tra informazione di qualità e grandi canali di distribuzione. La sua passione per la lentezza – che non è solo lentezza narrativa, ma anche prendersi il giusto tempo per capire e approfondire le storie – lo ha portato a ridefinire una parte del giornalismo televisivo italiano. «Oggi – dice – mi sono liberato dall’assillo della velocità. E ho vinto».

“Molti colleghi con l’ossessione degli ascolti trattano di tutto senza parlare di niente”

Come è avvenuto l’avvicinamento al giornalismo lento?

C’è stato un punto della mia carriera in cui ho capito che la televisione stava accelerando, e più lei accelerava, più io maturavo la convinzione profonda che non potevo più farne parte. Così me ne sono allontanato. Questa scelta, fatta ormai una decina d’anni fa, alla fine ha pagato. Sono riuscito a liberarmi dall'assillo della velocità. Del resto la realtà è fatta anche di pause e tentennamenti: eliminarli sarebbe come tranciare una parte di verità.

Nel frattempo il giornalismo italiano si è liberato da questo assillo?
No, è un problema che negli anni si è acuito anziché attenuarsi. Molti miei colleghi hanno l’ossessione degli ascolti e sono certi che cambiare freneticamente registro narrativo stuzzichi l’attenzione degli spettatori. Ma la verità è che questi continui voltapagina lasciano a chi segue da casa la sensazione di non avere ben capito di che cosa si sta parlando. Ci sono programmi in cui si parla di giustizia, sanità, cultura e sport ma poi alla fine non si è parlato di niente.

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