Nel romanzo dell'Antropocene non si salva nessuno

In Lady Chevy di John Woods, la purezza della natura è oscurata da un retaggio di schiavismo e suprematismo bianco. La protagonista sogna di diventare una veterinaria e allontanarsi da questo buco di miseria e ambiguità morale

Fabrizio Piazza

Fabrizio PiazzaLibreria Modusvivendi di Palermo

3 maggio 2021

"Mi immagino questo posto come un ammasso di rovine bruciate, in un tempo non troppo lontano. La ruggine che imbratta i soffitti. L’intonaco che si stacca come pelle secca. Le aule deserte immerse nell’oscurità, e i corridoi neri in cui brillano armadietti liquefatti. Il fuoco ha consumato le pareti. Il fumo sale a spirali dalle crepe del pavimento. Il terreno sotto di noi non è instabile. Semplicemente non esiste"

Questo non è un libro come gli altri. Lady Chevy, romanzo di John Woods (NN Editore), apparentemente è un thriller, o meglio un noir, che non rassicura chi legge perché tocca i nervi scoperti di un’America (di un mondo?) che sta implodendo, che crolla sotto i colpi che noi stessi stiamo assestando da tempo, affetti come siamo da quella "grande cecità" denunciata magistralmente dallo scrittore indiano Amitav Ghosh. Si tratta quindi di un libro che può a buon diritto iscriversi nella categoria di romanzo dell’Antropocene, la nuova era geologica che stiamo attraversando e dal finale tutt’altro che scontato.

Per conoscere il futuro
non aspettare le stelle

Abbonati per un anno a lavialibera, avrai 6 numeri della rivista e l'accesso a tutti i contenuti del sito web. Fatti, numeri, storie, inchieste, opinioni, reportage. Capire il presente e interpretare il mondo che verrà.

La newsletter de lavialibera

Ogni sabato la raccolta degli articoli della settimana, per non perdere neanche una notizia. 

Ogni prima domenica del mese un approfondimento speciale, per saperne di più e stupire gli amici al bar