Randy Fath/Unsplash
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Giornata della Terra, necessario ripartire da agricoltura e cibo

In occasione dell'Earth day 2021 e in attesa della presentazione del Pnrr da parte del governo Draghi, agroecologia, diritto al cibo e sovranità alimentare dovrebbero essere al centro del dibattito

Cristiana Peano

Cristiana Peanodocente del Dipartimento di Scienze agrarie forestali e alimentari dell’Università di Torino

22 aprile 2021

Da oltre 40 anni, il 22 aprile si celebra la Giornata mondiale della Terra, istituita nel 1970 su proposta dell'attivista John McConnell. Dal cambiamento climatico alla transizione ecologica, sono molti i temi al centro del dibattito pubblico nell'Earth day 2021. In Italia si guarda soprattutto al Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), che il governo Draghi ha riscritto (l'ulitma versione del 12 gennaio era stata partorita dal Conte II) e si accinge a presentare all'Ue entro il 30 aprile. Per Cristiana Peano, professoressa associata del Dipartimento di Scienze agrarie, forestali e alimentari dell'Università degli studi di Torino, è necessario ripartire innanzitutto dal diritto al cibo e da un nuovo sistema di produzione alimentare che abbandoni i sistemi intensivi a favore di un modello agroecologico.

Non abbiamo ancora visto una bozza del Pnrr: che ne è del diritto alla trasaprenza e alla partecipazione?

I 17 obiettivi per lo sviluppo sostenibile (i cosiddetti Sdg, acronimo di sustainable development goals) previsti dall’Agenda 2030 delle Nazioni unite (Onu) richiedono alla politica di trasformare il sistema alimentare globale guardando alla sostenibilità e all’equità dei nostri sistemi di produzione del cibo. In particolare, il goal 2 (fame zero) ci invita a ragionare su come oggi la fame e la malnutrizione non siano causate dalla mancanza o dalla scarsità di cibo, bensì dall’impossibilita di accedere al cibo (a causa della sua iniqua distribuzione), a un’adeguata retribuzione economica e alle risorse produttive che permetterebbero anche alle popolazioni più povere di produrre o comprare cibo a sufficienza. Per Michael Fakhri, relatore speciale delle Nazioni unite, il diritto al cibo non riguarda solo la riduzione della fame nel mondo, ma “rappresenta una base per la costruzione di comunità umane e per l’esercizio di una sovranità che metta armonicamente in relazione le comunità con i propri ambienti”.

Parlare di disponibilità, accessibilità e adeguatezza di quello che dovrebbe essere un bene comune significa intercettare temi importanti come costumi sociali, lavoro e manifestazioni culturali. È quindi necessario, in un mondo che sta cambiando rapidamente e in una situazione sociale aggravata dalla pandemia, immaginarsi sistemi che assicurino cibo adeguato dal punto di vista culturale, nutrizionale, sociale ed ecologico per tutti. Perché il diritto al cibo non riguarda solo il tema della sicurezza alimentare (food security e food safety), ma fa leva sull’aspetto dell’adeguatezza dell’alimentazione e rientra nella sfera dei diritti umani.

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Già nel 2007 la dichiarazione di Nyeleni ha affermato “il diritto delle persone di definire il proprio cibo e la propria agricoltura, di avere accesso a cibo sano e rispettoso delle culture, prodotto in modo ecologico e sostenibile”

I temi al centro del dibattito sono ormai tutti compresi nella definizione di sovranità alimentare così com’è emersa nella dichiarazione di Nyeleni nel 2007 e cioè: “il diritto delle persone di definire il proprio cibo e la propria agricoltura, di avere accesso a cibo sano e rispettoso delle culture, prodotto in modo ecologico e sostenibile”. Coloro che sono coinvolti nella produzione e trasformazione degli alimenti devono tornare a essere “sovrani”, ovvero decidere cosa seminare nei campi, quali animali allevare, quali tecniche utilizzare. In pratica, al tema della disponibilità e dell’accesso si aggiunge il tema dell’adeguatezza, che è prioritario in un mondo in cui oltre l'80 per cento delle aziende agricole sono inferiori a due ettari, l’agricoltura familiare è presente sul 70-80 per cento della terra coltivata e produce (in termini di valore) l’80 per cento del cibo.

Dai sistemi intensivi all’agroecologia

Il modello di agricoltura oggi maggiormente diffuso non è riuscito a essere risolutivo neanche per la sicurezza alimentare (accesso e disponibilità) ed è quindi giunto il momento di pensare a un nuovo paradigma per l’agricoltura e l’allevamento. L'agroecologia, anche se conosciuta e studiata da molti decenni, rappresenta negli ultimi anni un campo di attività innovativo con obiettivi e pensieri in evoluzione sul tema ambientale, sociale, politico ed economico. Le sue radici sono rappresentate dal movimento agroecologico latino-americano che ha affrontato per primo i temi della trasformazione, della produzione e del consumo di alimenti in un’ottica di democratizzazione del sistema alimentare (bassi input, autoconsumo, vendita locale, sovranità alimentare).

Oggi l’agroecologia è in tutto il mondo il luogo della critica e della sfida ai sistemi intensivi, spesso dominati da grandi società, da ideologie di mercato e dai governi. In particolare, sembra essere una risposta possibile per le numerose sfide a cui stiamo andando incontro e un'alternativa sempre più credibile all'agricoltura industriale. Promuovendo la diversità vegetale e animale e stimolando le sinergie tra diverse piante e specie, i sistemi di produzione agroecologici hanno la capacità di massimizzare la resilienza degli agroecosistemi, preservando le risorse naturali dell'ambiente, riducendo la vulnerabilità agli shock climatici e mitigando gli effetti del cambiamento climatico stesso. Si parla, infatti, di coesistenza ecologica dell’agricoltura e dell’allevamento con la biodiversità e di miglioramento dei sistemi imitando e valorizzando i processi naturali dell'ecosistema. All’interno dell’agroecosistema sono generate interazioni biologiche benefiche e sinergie tra le varie componenti al fine di creare e mantenere uno stato di equilibrio e una capacità di autoregolamentazione.

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Buono per l’ambiente e per le società

Al di là delle indicazioni sulle buone pratiche agricole da adottare nei vari sistemi, è soprattutto l’intreccio con il tessuto sociale dei differenti territori che caratterizza l’agroecologia e la rende unica nel suo approccio olistico e nel suo ridare autonomia ad agricoltori e allevatori. Da un lato sarà necessario progettare sistemi ecologici che permettano un ritorno alle origini per quei territori che sono stati investiti da una forte industrializzazione delle colture, dall’altro sarà possibile valorizzare l’agricoltura famigliare: tutte le componenti, uomini, donne e giovani possono e devono giocare un ruolo importante nella transizione ecologica. In questi casi l'agroecologia è un approccio che può aumentare la produttività dei sistemi di piccola scala, preservando e riabilitando le risorse naturali dell'ambiente.

Parlare di agroecologia significa parlare di un sistema che soddisfa sia i bisogni alimentari sia quelli di sviluppo, tanto a breve quanto a lungo termine, senza destabilizzare il sistema terrestre

Parlare di agroecologia significa parlare di un'agricoltura resiliente e cioè di un sistema che soddisfa sia i bisogni alimentari sia quelli di sviluppo, tanto a breve quanto a lungo termine, senza destabilizzare il sistema terrestre. Per fare questo, l’agroecologia sfida la configurazione relativamente fissa dei nostri sistemi di produzione e consumo proponendo un’alternativa che tiene in massima considerazione le caratteristiche proprie dei luoghi. La resilienza, anche di un sistema agricolo, indica la capacità di continuare a svilupparsi assorbendo il cambiamento.

Una nuova governance dei sistemi agroalimentari

Tuttavia, affinché l'approccio agroecologico sia messo in pratica a livelli sociali e territoriali sempre più ampi, diventa necessario rafforzare le istituzioni della democrazia partecipativa al fine di migliorare continuamente le politiche pubbliche, consentendo alla cittadinanza attiva di esercitare un ruolo guida nella governance dei sistemi agroalimentari. In tali contesti, i sistemi possono essere descritti come reti socio-tecniche che collegano persone, elementi naturali e artefatti che interagiscono con i temi alimentari.

I processi di valorizzazione dei prodotti, come ad esempio la vendita diretta, sono di reale interesse per riesaminare il ruolo dei consumatori e gli standard di qualità nell'evoluzione delle pratiche degli agricoltori e nell'integrare un approccio più ampio alle questioni ecologiche negli agroecosistemi. In questo senso, la strada verso la trasformazione dei sistemi alimentari secondo gli obiettivi della sostenibilità, della giustizia e della sovranità richiederà un'azione responsabile da parte di tutti, produttori e consumatori.

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La ripresa post pandemia dovrà quindi focalizzarsi sulla necessità di rivitalizzare le zone rurali, di rafforzare l'economia locale e di attirare i giovani verso l'agricoltura in vista delle prospettive demografiche e dell'alto tasso di povertà e disoccupazione nelle aree urbane. L’agroecologia con il suo approccio olistico di tipo territoriale potrà aiutare a garantire la vitalità economica delle aree rurali e allo stesso tempo rafforzerà i legami rurali-urbani grazie allo sviluppo di un’idea di economia sociale e solidale.

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