Il presidente del Consiglio, Mario Draghi, durante la videoconferenza sul Pnrr dell'8 aprile (Foto Governo.it)
Il presidente del Consiglio, Mario Draghi, durante la videoconferenza sul Pnrr dell'8 aprile (Foto Governo.it)

Recovery, le associazioni: "Si permetta alla società civile di monitorare i fondi"

La campagna "Ripartenza a porte aperte" chiede che il Pnrr preveda una piattaforma di monitoraggio e il riconoscimento (anche economico) del ruolo della vigilanza diffusa

Redazione <br> lavialibera

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9 aprile 2021

Sulle spese e i progetti del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) manca il controllo della società civile. C’è il forte rischio che l’utilizzo dei 191,5 miliardi di euro di stanziamenti e prestiti destinati all’Italia non venga sottoposto, se non sulla carta, a quel monitoraggio che le norme sulla prevenzione della corruzione e per la trasparenza affidano alla società civile. Per questo le associazioni che hanno costituito l’Open Government Forum Italia, promosso da realtà come Libera, CittadinanzAttiva, Transparency International, The Good Lobby e altre, a cui aderisce anche lavialibera, rilanciano la campagna “Ripartenza a porte aperte”: “Chiediamo che nella versione definitiva di Pnrr che il governo dovrà inviare a Bruxelles entro fine aprile, si prevedano due punti chiave: una efficace piattaforma di monitoraggio del Recovery plan e il riconoscimento del ruolo di vigilanza diffusa della società civile in tutte le sue fasi”. Il piano dovrà essere pronto per la fine di aprile per poi essere consegnato all’Unione europea che lo valuterà.

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La piattaforma digitale centralizzata? "Non vorremmo fosse l’ennesima, costosa infrastruttura digitale che in breve tempo finisce inutilizzata"

Il 31 marzo, alla Camera dei deputati, il ministro dell'Economia, Daniele Franco, ha illustrato le linee che stanno guidando l’esecutivo nella predisposizione del Pnrr e ha spiegato che per garantire “trasparenza” e informazioni tempestive “al parlamento e all'opinione pubblica”, si prevede “una piattaforma digitale pubblica centralizzata” che seguirà passo passo tutti i progetti rendendo via via disponibili i dati e i progressi nella “messa a terra” dei 191,5 miliardi. Pochi giorni prima era stato il M5s in commissione Affari costituzionali al Senato a spingere per questa soluzione. La piattaforma di monitoraggio era prevista nella prima bozza di piano presentata dal governo Conte, poi è scomparsa nell’ultimo testo approvato in consiglio dei ministri per ricomparire in seguito nella relazione di maggioranza sulla proposta di Pnrr che il parlamento ha approvato a fine marzo. Tuttavia “ancora non sappiamo se tale indicazione sia stata effettivamente inserita nel Piano e non vorremmo fosse l’ennesima, costosa infrastruttura digitale che in breve tempo finisce inutilizzata”, temono le associazioni suggerendo alcune soluzioni: “Sia costruita seguendo i pilastri del governo aperto, garantendo trasparenza, partecipazione e un’effettiva rendicontabilità del Recovery plan – spiegano –. Deve essere inter-operabile con altre banche dati e completa di dati aperti continuamente aggiornati, ma anche comprensibile e fruibile a tutti, prevedendo visualizzazioni chiare e intuitive delle informazioni e l’uso di un linguaggio chiaro”. In questa maniera la piattaforma potrebbe in effetti permettere “di tracciare l’uso dei fondi, scongiurando che a beneficiarne siano i soliti noti o i soggetti che vantano rapporti più stretti con la politica e fanno per questo valere la loro influenza”. 

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Certo, una piattaforma non basta, ci vuole la collaborazione con la cittadinanza monitorante per tenere dei fari accesi sui progetti ed evitare che finiscano nel nulla. Per questo le associazioni chiedono di riconoscere a livello formale il ruolo di monitoraggio della società civile già previsto dalla normativa di prevenzione della corruzione. “Non si può pensare che avvengano con il solo contributo di forze volontaristiche: chiediamo che si preveda espressamente di destinare lo 0,01% dei fondi del Pnrr, pari a circa due milioni di euro, a questo specifico fine”. Bisogna istituire osservatori, laboratori e predisporre report di vigilanza, atti su cui si sta già lavorando. Ma ci sarebbe bisogno di un sostegno: “Ad oggi su questo non abbiamo ancora letto nulla, né nelle bozze del Piano né nelle relazioni delle commissioni”.

Infine le associazioni promotrici della campagna “Ripartenza a porte aperte” chiedono che sia convocato, dopo oltre un anno di stop, l’Open Government forum, tavolo di confronto istituzionale esistente sin dal 2011 in seno alla Presidenza del Consiglio sui temi di trasparenza, partecipazione e cittadinanza digitale: “Sarebbe un ottimo contesto di coordinamento di azioni istituzionali e civiche dedicate proprio al monitoraggio del Piano. A riguardo, abbiamo già scritto al Presidente Draghi che al Ministro Brunetta, finora senza aver avuto risposta”.

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