Tutte le accuse a Frontex

Ong e attivisti chiedono l'abolizione dell'Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera, accusata di sistematiche violazioni dei diritti umani, di spese folli, molestie e abusi di potere

Rosita Rijtano

Rosita RijtanoRedattrice lavialibera

Aggiornato il giorno 9 giugno 2021

"Abolire Frontex". È il titolo di una campagna promossa da attivisti e organizzazioni che lavorano nel soccorso dei migranti in mare e nell'accoglienza, che chiedono l'abolizione dell'Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera, responsabile –  si legge nell'homepage del sito –  "di sistematiche violazioni dei diritti umani, di deportazioni, della cooperazione con paesi terzi e del rafforzamento delle frontiere Ue". L'abolizione dell'Agenzia sarebbe il primo passo nella direzione di un cambiamento delle politiche di criminalizzazione delle migrazioni e di esternalizzazione delle frontiere portate avanti dall'Unione europea, di cui Frontex è un perno centrale. Tra i firmatari, Mediterranea, Linea d'OmbraBaobab Experience, e Alarm Phone.

Le indagini al Parlamento europeo 

Fabrice Leggeri, il direttore di Frontex, "deve dimettersi", dice a lavialibera  Sira Rego, parlamentare della Sinistra europea. "Ma – prosegue – le sue dimissioni non basteranno a risolvere i problemi dell'agenzia. Siamo di fronte a questioni strutturali, Frontex va del tutto riformata. Sosteniamo un modello basato sulla solidarietà, il rispetto dei diritti umani, la ricerca e il soccorso dei migranti in mare". Rego è tra i 14 eurodeputati che compongono il gruppo di lavoro istituito lo scorso febbraio al Parlamento Ue per indagare sul rispetto dei diritti umani da parte dell'Agenzia europea della guardia di costiera e frontiera.

Frontex è finita sotto indagine dopo che un'inchiesta giornalistica ha dimostrato il suo coinvolgimento nei respingimenti illegali dei migranti nel Mar Egeo. Molte associazioni denunciano che non va meglio sulla rotta balcanica, tanto che al Parlamento dell'Unione è stata presentata un'interrogazione per chiarire quanto succede al confine tra la Croazia e la Bosnia. Stesso discorso sul versante Mediterraneo: nei giorni scorsi il quotidiano Domani ha documentato la presenza di un aereo di Frontex sul luogo di un naufragio mentre una motovedetta libica ordinava a Ocean Viking, nave dell'ong Sos Mediterranée, un cambio di rotta.

Episodi e contesti diversi, ma che rispondono alla stessa politica di criminalizzazione delle migrazioni e di esternalizzazione delle frontiere portata avanti dall'Unione europea. Politica di cui una colonna centrale è Frontex, oggi accusata non solo per la complicità nei respingimenti illegali dei migranti ma anche per spese folli, mancata trasparenza, abusi di potere e molestie.

"Leggeri deve dimettersi. Ma le sue dimissioni non basteranno a risolvere i problemi dell'agenzia. Siamo di fronte a questioni strutturali, Frontex va del tutto riformata" Sira Rego - parlamentare della Sinistra europea

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Nascita e ascesa di Frontex

Creata nel 2004 e attiva dal 2005, come "agenzia per la gestione della cooperazione internazionale alle frontiere esterne degli Stati membri dell’Unione europea", il suo obiettivo iniziale era aiutare le diverse autorità di confine Ue a lavorare insieme. Negli anni è stata potenziata a tal punto da diventare la più potente e ricca agenzia europea. Per capirne la rilevanza oggi basti pensare che a gennaio scorso è stata presentata la divisa di Frontex: la prima uniforme di un corpo dell'Unione. Un'evoluzione segnata da due importanti riforme.

  • La prima nel 2016, quando Frontex ha assunto l'attuale nome di "Agenzia europea della guardia di costiera e frontiera" e si è dotata di squadre nonché di mezzi per svolgere i propri compiti, tra cui è rientrato pure il sostegno a operazioni di ricerca e soccorso che "possono verificarsi" durante le attività di sorveglianza delle frontiere.
     
  • Nel 2019, un nuovo passo in avanti con l'approvazione di un piano che si propone di dotare l'agenzia di diecimila "elementi operativi" entro il 2021. Un corpo permanente che  – si legge nel comunicato di presentazione – supporterà gli Stati membri nelle operazioni di rimpatrio, identificando ad esempio chi si trova irregolarmente in territorio Ue.

I primi agenti sono stati impiegati all'aeroporto di Fiumicino a partire da febbraio 2021 e accolti "con orgoglio" da Giovanni Casavola, dirigente della polizia di frontiera dello scalo romano. "Siamo il primo Paese europeo scelto per questo progetto pilota il cui scopo è rendere omogenee le procedure e i protocolli di rimpatrio", ha detto Casavola.

Anche il budget a disposizione di Frontex è lievitato passando da circa 6.3 milioni di euro nel 2005, a 70 del 2008, fino a raggiungere 333 milioni di euro nel 2019. L'ultimo bilancio, di cui il Parlamento al momento ha rinviato l'approvazione, prevede un ulteriore incremento: 1,1 miliardi di euro nel 2021 e 1,9 nel 2025. Un'ascesa che ha coinciso con l'arrivo al vertice di Fabrice Leggeri nel 2015, quando le guerre in Libia e Siria hanno messo milioni di persone in fuga attraverso la Libia e i Balcani. Il Foglio ha ricostruito la "straordinaria" carriera di Leggeri, definito dal quotidiano francese Le Figaro "il satrapo delle frontiere europee": un uomo passato dall'essere un funzionario semisconosciuto del ministero dell'Interno francese, al diventare "il deus ex machina" di Frontex, dove dal suo arrivo è "cambiato quasi tutto".

Tutte le accuse a Frontex

Negli ultimi mesi l'agenzia è finita al centro di diversi scandali che riguardano la sua gestione finanziaria e la violazione dei diritti umani. La testata EUobserver ha rivelato le spese folli sostenute da Frontex per cinque eventi di gala in quattro anni, a cui hanno partecipato centinaia di dipendenti e ospiti. Si va dai 580mila euro spesi per una festa a Sopot, località balenare sul mar Baltico, ai 94mila sborsati per una cena con 800 invitati al ristorante Belvedere di Varsavia, dove ha sede l'agenzia. Poi si è avuta notizia dell'apertura di un'inchiesta da parte dell'Olaf, l'ufficio europeo anti-frode e corruzione, che a dicembre ha perquisito lo studio di Leggeri e del suo capo di gabinetto Thibauld de La Haye Jousselin. Le indagini sono ancora in corso, conferma l'Olaf a lavialibera via email, e per questo non è possibile conoscerne i dettagli. Ma, secondo diversi organi di stampa, nel mirino ci sarebbero la gestione delle assunzioni, gli abusi di potere e le molestie denunciate dai dipendenti. Il Parlamento europeo, invece, sta approfondendo le rivelazioni di un gruppo di testate che ha documentato la complicità dell'agenzia in alcuni respingimenti avvenuti nel mar Egeo. Sono 14 gli episodi finiti sui tavoli di Bruxelles. Su 13 la stessa Frontex ha redatto un rapporto, pubblicato il primo marzo, in cui si è auto-scagionata per otto degli incidenti presi in considerazione spiegando che "sulla base delle informazioni fornite non è stato possibile trovare prove di violazione dei diritti umani". Per i restanti cinque ha dichiarato "necessari ulteriori approfondimenti".

Il budget a disposizione di Frontex è lievitato passando da circa 6.3 milioni di euro nel 2005 a 333 milioni di euro nel 2019

I video e le immagini pubblicate dai media raccontano un'altra realtà. Nel migliore dei casi, Frontex avrebbe chiuso gli occhi sui respingimenti fatti dalla Guardia costiera greca. Per esempio, una nave Frontex battente bandiera della Romania era presente la mattina del 15 agosto 2020 al largo dell'isola Lesbo, quando gli ufficiali greci avrebbero distrutto il motore di un'imbarcazione di migranti e poi l'avrebbero trascinata a rimorchio in acque turche. Da notare che, per statuto interno, gli agenti di Frontex devono compilare un rapporto ogni volta che assistono a una presunta violazione dei diritti fondamentali, ma fonti del Der Spiegel sostengono che questi report vengano scritti sempre più di rado. 

In un episodio l'agenzia si sarebbe persino spinta oltre. Un'altra nave Frontex sempre battente bandiera della Romania, la MAI 1103, avrebbe bloccato in maniera diretta un gommone con a bordo dei profughi. In un video si vedono le autorità presenti sulla MAI 110 parlare con le persone sul gommone, e poi la nave passare a fianco dell'imbarcazione ad alta velocità, in modo da allontanarla. L'agenzia potrebbe aver violato il principio di non respingimento, un diritto riconosciuto da molti regolamenti internazionali, come la Convenzione di Ginevra e la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo: un'intera barca che oltrepassa il confine delle acque territoriali di un Paese non può essere allontanata perché a bordo potrebbero esserci persone titolate a esercitare il diritto d'asilo, cioè provenienti da Stati in cui la loro vita e la loro libertà sono a rischio. 

C'è anche la possibilità che Frontex stia violando il proprio regolamento interno: in base all'articolo 46, infatti, il direttore esecutivo di Frontex ha il dovere di sospendere le attività dell'agenzia in uno Stato membro in cui si violano i diritti umani. È successo in Ungheria a gennaio dopo che una sentenza della Corte di Giustizia Ue ha condannato il Paese magiaro per aver impedito ai migranti arrivati illegalmente ai suoi confini di presentare richiesta d'asilo e per averli respinti collettivamente in Serbia. Il gruppo europarlamentare presenterà le proprie conclusioni a luglio. "È giusto che venga fatta chiarezza su ogni incidente – dice Rego –, ma ci spingeremo oltre: abbiamo il mandato di monitorare e revisionare il funzionamento dell'agenzia, l'applicazione dei trattati e dei regolamenti europei, e in particolar modo il rispetto dei diritti fondamentali. A dicembre Frontex avrebbe dovuto assumere 40 esperti di diritti umani per una supervisione delle attività, ma il termine è stato spostato di due mesi. La questione va ben al di là dei singoli episodi".

Fortezza Frontex

Una delle principali lacune strutturali riguarda la mancanza di trasparenza, per la quale Frontex è stata più volte denunciata all'Ombudsman, il mediatore europeo che indaga sulle denunce relative ai casi di cattiva amministrazione da parte delle istituzioni o di altri organi Ue. A febbraio l'organizzazione no-profit Corporate europe observatory ha pubblicato dei documenti che hanno fornito un quadro degli incontri avuti dall'agenzia con le aziende produttrici di armi e strumenti di sorveglianza. Compagnie che, scrivono gli autori del report, non sono "parti neutrali, ma cercano di fatto di influenzare nei loro interessi l'approccio di Frontex al controllo dei confini, nonché di beneficiare dei contratti d'appalto". Più nel dettaglio, risulta che dal 2017 al 2019 l'agenzia abbia incontrato 138 enti privati di cui 108 aziende, 10 centri di ricerca, 15 università e una sola organizzazione non governativa. Ad aggiudicarsi il maggior numero di riunioni, cinque a testa, sono state la multinazionale europea con sede in Francia Airbus e l'italiana Leonardo.

Il problema, però, è più ampio, precisa Rego: "Quando parliamo di mancata trasparenza, intendiamo che non conosciamo il funzionamento e le azioni prese dall'agenzia, così come la catena di comando. Soprattutto non sappiamo nei confronti di chi Frontex sia responsabile del proprio operato. La commissaria europea per gli affari interni Ylva Johansson, da una parte, ammette che si tratta della più grande agenzia sotto la sua responsabilità, dall'altra sostiene di non aver alcun potere su di essa".  Da Johansson è arrivata anche una pesante accusa nei confronti di Leggeri, che durante un'audizione al Parlamento Ue tenuta a dicembre, avrebbe detto "cose non vere". 

La visione dietro Frontex

"I mezzi europei evitano qualsiasi contatto con le imbarcazioni dei migranti. Allertano e in alcuni casi coordinano i libici, lasciando che siano loro a farsene carico. Ma non è un modo legale per sottrarsi alle loro responsabilità" Lucia Gennari - Asgi

Non si può capire Frontex senza comprendere che è solo il principale ingranaggio di una strategia più ampia, con cui l'Europa punta sempre più a rafforzare e militarizzare i propri confini interni, nonché a esternalizzare le proprie frontiere. In questa direzione va anche il Patto su migrazione e asilo presentato a settembre dalla Commissione europea, alle cui fondamenta c'è un rafforzamento delle partnership con i luoghi di origine e transito dei migranti. Una strategia evidente anche nel Mediterraneo centrale. L'ultimo rapporto annuale della divisione Airborne della Sea Watch, il dipartimento dell'organizzazione non governativa che monitora quanto succede in mare attraverso due mezzi aerei, parla di una "cooperazione illegale tra Unione europea, Stati membri e Libia" di varia natura. In alcuni casi c'è una collaborazione diretta tra i mezzi nazionali dell'Unione e la Guardia costiera libica che viene indirizzata verso le imbarcazioni in difficoltà. In altri, le intercettazioni a opera dei libici sono agevolate dalle autorità italiane o maltesi, a volte persino se la barca si trova in zona Sar (search and reascue) maltese, dove Malta è tenuta a prestare soccorso.

Frontex, che nel Mediterraneo centrale monitora le frontiere dall'alto tramite il sistema di sorveglianza EuroSur e condivide i dati rilevati grazie a droni, satelliti, aerei e sensori con i Paesi membri (ma può farlo anche con gli Stati terzi confinanti a scopi Sar, tanto che nel 2018 Leggeri propose una revisione del regolamento in proposito), resta a guardare. Come funziona in pratica lo spiega Lucia Gennari, avvocato dell'Associazione per gli studi giuridici sull'immigrazione (Asgi): "I mezzi europei evitano qualsiasi contatto con le imbarcazioni dei migranti – precisa –. Allertano e in alcuni casi coordinano i libici, lasciando che siano loro a farsene carico. Ma non è un modo legale per sottrarsi alle loro responsabilità". 

Il caso Asso Ventinove: per la prima volta una società privata è chiamata a rispondere della possibile violazione di norme nazionali e internazionali che tutelano i diritti fondamentali dell'uomo

Contro questo modus operandi una coppia di avvocati (Omer Shatz e Juan Brancoha presentato una denuncia alla Corte penale internazionale dell'Aia, chiedendo che l'Europa e alcuni dei suoi Stati membri siano processati per l'attuazione di politiche migratorie "dirette a sacrificare la vita dei migranti che si trovano in pericolo in mare". I due legali hanno analizzato quanto successo in questo tratto di mare che separa l'Europa dall'Africa negli ultimi vent'anni, concentrandosi soprattutto sulla fine della operazione italiana di salvataggio Mare nostrum nel 2014 e il conseguente nuovo approccio nella gestione dei flussi basato sul dissuadere chi vuole partire.

Un cambiamento che, secondo gli autori della denuncia, ha avuto una triplice conseguenza. Migliaia di persone sono morte per affogamento. Altre decine di migliaia, che hanno provato a scappare dalla Libia, sono state respinte. Per non parlare di chi è stato assassinato, torturato o schiavizzato nei centri di detenzione, ufficiali e non ufficiali, di Tripoli: abusi documentati che l'Europa finge di non vedere. Il memorandum Italia-Libia voluto nel 2017 dall'ex ministro dell'Interno Marco Minniti (oggi presidente di Med-Or, nuova fondazione di Leonardo), ha avuto un ruolo importante, suggerisce Gennari. Da allora il nostro Paese ha speso oltre 785 milioni di euro per bloccare le partenze dei migranti e finanziare la Guardia costiera libica. Soldi che hanno permesso l'istituzione di una zona Sar di competenza di Tripoli, mentre prima erano gli italiani che si occupavano delle operazioni di ricerca e soccorso fino alle acque territoriali della Libia.

"Ringraziare i libici significa mistificare completamente la realtà: le violazioni dei diritti umani sono un dato di fatto" Luca Casarini - Mediterranea saving humans

Dietro le relazioni diplomatiche intessute tra il governo italiano e quello libico ci sono interessi economici. Il Manifesto ha riportato che l'Italia sarà attiva nella ricostruzione dell'aeroporto di Tripoli e punta ad avere un ruolo anche nel settore sanitario, tutto da rifare a causa delle guerre che hanno devastato il Paese. C'è poi l'Eni, l'azienda di energia italiana che, come ha scritto in un comunicato aziendale, "è il primo produttore di gas in Libia e il principale fornitore di gas al mercato locale" e lavorerà sulla transizione energetica. Interessi che a marzo hanno portato Luigi Di Maio a Tripoli per ben due volte. Il ministro degli Esteri si è complimentato per "la lotta ai trafficanti e il presidio delle frontiere marittime" e lo stesso ha fatto Mario Draghi agli inizi di aprile, quando è andato a Tripoli per la sua prima missione all'estero, aggiungendo che l'Italia è uno dei pochi paesi che tiene attivi i canali umanitari (in realtà con la Libia mai avviati). "Ringraziare i libici significa mistificare completamente la realtà: le violazioni dei diritti umani sono un dato di fatto", commenta Luca Casarini, dell'organizzazione Mediterranea saving humans (attualmente tra gli indagati della procura di Trapani per un presunto accordo economico dietro un trasbordo di migranti sulla nave dell'ong Mare Jonio) che teme un "ulteriore peggioramento della situazione".

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