C'è ancora bisogno di femminismo

Il contributo più importante del pensiero femminista è l'avere affermato il rispetto delle differenze. Di questo femminismo, c'è ancora tremendamente bisogno

Elena Ciccarello

Elena CiccarelloDirettrice responsabile lavialibera

5 marzo 2021

Femminista non si nasce, si diventa. Sono i casi della vita a deciderlo, la sensibilità personale, gli incontri. Si diventa femminista all’incrocio tra rabbia privata ed esperienza pubblica, in un ribollire che produce posizioni diverse, anche contrapposte. Non basta essere donna per essere femminista, perché i dislivelli di potere bisogna sperimentarli, imparare a riconoscerli, a prescindere dal sesso alla nascita. 

“Penso alle donne che hanno combattuto per l'uguaglianza, la libertà e la giustizia per tutti… Quelle che hanno lavorato per assicurare e proteggere il nostro diritto di voto… Io sto sulle loro spalle”Kamala Harris - Prima vicepresidente donna degli Usa

Sono stati fatti molti passi avanti. Grazie alle conquiste del passato le ventenni di oggi possono dirsi fieramente "non femministe". Si sentono libere ed è un’ottima notizia. Anche se i dati continuano a raccontare un’altra storia. In Italia il divario tra generi nei tassi di occupazione è uno dei più alti d’Europa, e i risultati peggiorano se si guarda agli stipendi e alle presenze nei ruoli di vertice. Nel 2020 sono state uccise 112 donne, quasi tutte in famiglia o all’interno di una qualche relazione.

Già, tutto parte dal corpo ma non finisce con il corpo. Su quel terreno crescono la disparità nei diritti, nei salari, nella possibilità di carriera. La nostra storia più recente insegna che la strada è ancora lunga e la memoria necessaria. "Penso alle donne che hanno combattuto per l’uguaglianza, la libertà e la giustizia per tutti… Quelle che hanno lavorato per assicurare e proteggere il nostro diritto di voto… Io sto sulle loro spalle", ha ricordato la prima vicepresidente donna degli Usa, Kamala Harris, la notte della vittoria. Da noi sono passati solo 25 anni dall’approvazione della legge che ha riconosciuto lo stupro come reato contro la persona. Fino al 1996 era considerato un delitto contro la morale pubblica. Il prossimo settembre saranno trascorsi 40 anni dall’abolizione del "matrimonio riparatore" e del "delitto d’onore", che concedeva forti sconti di pena agli uomini che uccidevano mogli, figlie o sorelle quando si sentivano oltraggiati dal loro comportamento. Ancora ai nostri giorni, se una donna è uccisa per motivi sentimentali, spesso all’assassino sono riconosciute attenuanti e pene più leggere. Quasi che le violenze possano avere una qualche ragione d’esistere.

Diciamolo, il femminismo non è tutto rose e fiori e a volte non è facile riconoscersi in un fronte frammentato, bellicoso pure al proprio interno. Eppure non è neppure tempo per mollare. Il contributo più importante del pensiero femminista è l’avere affermato la possibilità della differenza. Differenza come condizione irrinunciabile dell’umano, superamento del pensiero unico incarnato nell’uomo etero, bianco e occidentale. La spinta rivoluzionaria sta nel volere rovesciare la società nel suo complesso, nel perseguire obiettivi comuni, nel cercare la libertà per chiunque. In questo numero abbiamo cercato di mantenere viva questa visione caleidoscopica, scrivendo di diritti e politiche, di corpi e violenze, di stereotipi e ribellioni. Abbiamo parlato di sesso biologico e identità di genere e abbiamo persino inserito la voce degli uomini. Di questo femminismo, che a partire dalle ferite delle donne impara a difendere e rispettare tutte le differenze, c’è ancora tremendamente bisogno. 

Da lavialibera n°7 2021

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