Credits: Sharon Mccutcheon/Unsplash
Credits: Sharon Mccutcheon/Unsplash

Sàlvati dalla follia: emergi

Ancora oggi le persone transessuali sono soggette a diagnosi, verifiche, terapie psicologiche e valutazioni psichiatriche. I disagi si prevengono chiedendo aiuto: sempre più giovani lo fanno

Ornella Obert

Ornella Obertresponsabile di Oltre lo specchio, progetto per transessuali e transgender del Gruppo Abele

5 marzo 2021

Il transessualismo è presente, pur con letture e funzioni diverse, in tutte le società. Oggi il termine transgender è utilizzato per riferirsi a tutte le persone la cui identità di genere non corrisponde al sesso assegnato alla nascita. Ma la storia di questo termine è legata a una battaglia di emancipazione iniziata molti anni fa, che non si è ancora esaurita.

Partiamo dal 1980, quando il transessualismo è stato inserito nel Diagnostical and statistical manual of mental disorders (Dsm), l’elenco ufficiale dei disturbi mentali stilato dall’American psychiatric association, l’organizzazione di psichiatri statunitensi. Anche se nel tempo il Dsm ha sfumato la definizione, sostituendo il "disturbo di identità di genere" con «disforia di genere», la prospettiva patologizzante non è mai stata superata del tutto: ancora oggi le persone transessuali sono soggette a diagnosi, verifiche, terapie psicologiche e valutazioni psichiatriche nelle mani di centri clinici specialistici, in uno sbilanciamento di potere che vanifica il valore dell’autodiagnosi del soggetto interessato.

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