Cuneo, 24 settembre 2020. Prima udienza del processo Momo sul caporalato nel saluzzese. Foto di Federico Tisa
Cuneo, 24 settembre 2020. Prima udienza del processo Momo sul caporalato nel saluzzese. Foto di Federico Tisa

La "banda dei pennuti". Caporalato a Saluzzo

Al via al tribunale di Cuneo il primo processo per caporalato nel distretto della frutta di Saluzzo, dove su una media di 13mila stagionali, 11mila sono stranieri

Federica Tourn

Federica TournGiornalista

Federico Tisa

Federico TisaFotografo

5 marzo 2021

Migranti che fanno il doppio lavoro, di giorno nei campi e di notte nei capannoni, senza rispettare le ore di riposo obbligatorie. Un "caporale nero" li gestisce per conto di aziende che evadono il fisco e sottopagano i lavoratori. È uno scacchiere in cui ognuno ha il suo posto e si muove con regole ben definite quello emerso dal processo al tribunale di Cuneo, in cui Moumouni Tassembedo, detto Momo, originario del Burkina Faso, l’imprenditore agricolo di Lagnasco Graziano Gastaldi con la moglie Marilena Bongiasca e il figlio Diego, e i vertici di una ditta di carni bianche di Barge, Andrea Depetris con la madre Agnese Peiretti e la moglie Monica Coalova, sono accusati di sfruttamento della manodopera agricola. Secondo gli inquirenti, avrebbero orchestrato un sistema per reclutare i braccianti africani, sfruttando la loro condizione di fragilità economica e sociale: caporalato, come previsto dalla legge 199 del 2016 e come ricostruito con dovizia di particolari dai carabinieri dell'Ispettorato del Lavoro di Cuneo. 

Per la prima volta quest’accusa viene rivolta a ditte del distretto della frutta ai piedi del Monviso, dove quasi ottomila aziende si reggono sull'apporto dei migranti subsahariani che ogni primavera arrivano dal Sud Italia per la raccolta. Secondo la Coldiretti, su una media di 13mila stagionali, 11mila sono stranieri; il 2020 è stato però un anno eccezionale per le restrizioni causate dalla pandemia che ha abbassato del 65 per cento il numero dei lavoratori provenienti dai Paesi extraeuropei (dati Istat). Tra quelli intercettati dalla Caritas, all'infopoint del progetto Saluzzo migrante, la scorsa stagione sono state registrate 662 persone (904 l'anno precedente), provenienti da 25 Paesi e in particolare da Mali (35 per cento), Senegal (17), Gambia (11) e Costa d'Avorio (8).

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