Il ministro Andrea Riccardi insieme al presidente della Camera, Gianfranco Fini durante il convegno "L'Italia sono anch'io" il 6 giugno 2012 (Foto Guido Montani - Ansa)
Il ministro Andrea Riccardi insieme al presidente della Camera, Gianfranco Fini durante il convegno "L'Italia sono anch'io" il 6 giugno 2012 (Foto Guido Montani - Ansa)

Nel precario governo Monti, Riccardi spinge per lo ius culturae, ma resta solo

Caduto Berlusconi, Mario Monti diventa presidente del Consiglio. Un suo ministro, Andrea Riccardi, rilancia la riforma della cittadinanza dicendosi favorevole allo ius culturae: "Questi ragazzi sono cresciuti nella cultura italiana e la nostra tradizione"

Andrea Giambartolomei

Andrea GiambartolomeiRedattore lavialibera

10 febbraio 2021

CITTADINANZA, COSÌ LA POLITICA AFFONDA LA RIFORMA DA PIÙ DI DIECI ANNI 2/6 - Negli ultimi giorni Mario Draghi sta tenendo le sue consultazioni con le forze politiche e sociali in vista della creazione di un nuovo governo. Le formazioni hanno posto all'attenzione di Draghi alcuni punti del loro programma. Per alcune di loro, tra cui il Partito democratico, tra le proposte irrinunciabili c'è quella della riforma della cittadinanza con l'introduzione dello ius culturae.  Su questo tema la Lega di Matteo Salvini avrebbe posto il suo veto. È la riproposizione di un dibattito politico (e di una contrapposizione) che va avanti da più di dieci anni senza alcuna evoluzione sostanziale. lavialibera propone una serie di articoli per ripercorrere le tappe di questa mancata riforma tra le proposte parlamentari e i falsi argomenti (ricorrenti) degli oppositori.

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Nel 2010 Gianfranco Fini e Silvio Berlusconi mettono fine alla loro alleanza, il primo e i suoi fedelissimi vengono sostanzialmente cacciati dal Popolo delle libertà e in estate nasce un nuovo movimento politico, Futuro e libertà per l’Italia. Nel frattempo la crisi economica si fa sentire e provoca una grande instabilità politica e istituzionale, culminata con le dimissioni di Berlusconi il 12 novembre 2011. Il 16 novembre si insedia il governo tecnico di Mario Monti con Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio di Roma, ministro per la Cooperazione internazionale. Riccardi rilancia la discussione sulla riforma della cittadinanzadicendo di prediligere lo ius culturae perché, spiegava, “questi ragazzi sono cresciuti nella cultura italiana e la nostra tradizione”. 

Ancora un problema di “agenda”

“Questi ragazzi sono cresciuti nella cultura italiana e la nostra tradizione”Andrea Riccardi - Ministro per la Cooperazione internazionale del governo Monti

Monti e colleghi ministri, però, sono molto cauti: “Ho opinioni personali, ma non considero questo tema parte della mia missione di governo – diceva il 2 febbraio Monti –. Se per soddisfare la coscienza dei membri del governo manifestassimo le nostre opinioni ed entrassimo nell'agone del dibattito, ci sentiremmo più attenti, ma renderemmo più difficile l'appoggio del parlamento agli sforzi del governo”. Anche in questo caso, come col governo Berlusconi, il tema non rientra nei programmi dell’esecutivo. D’altronde il governo Monti è sostenuto da una maggioranza, composta da centrosinistra e centrodestra, che rischierebbe di saltare sulla riforma alla cittadinanza. 

Lo aveva detto subito in modo chiaro Maurizio Gasparri, capogruppo Pdl.  Il 18 novembre, durante il voto di fiducia alla Camera, i dem Pierluigi Bersani e Dario Franceschini rilanciano la questione: “Introdurre temi come il cambiamento delle leggi sulla cittadinanza rischia di creare solo confusione. Non è certamente un compito che si è prefisso il governo Monti – ammonisce Gasparri –. Insistere con l’inserire nel dibattito politico il tema dello ius soli non giova a nessuno. (...) Questo tema è bene che venga rapidamente accantonato perché causerebbe solo un confronto molto aspro in parlamento”. Il governo è nato per “attuare tutte le misure necessarie a sbloccare l'economia italiana dallo stallo determinato dalla crisi economica internazionale”, ricordava Gregorio Fontana (Pdl) per il quale la discussione sullo ius soli era una “bomba a orologeria messa sotto la poltrona di Mario Monti”. “Sappiano fin da ora che noi faremo le barricate e sono certo che la stragrande maggioranza dei cittadini ci sosterrà”, diceva Alessandro Montagnoli (Lega Nord). I richiami ai rischi si fanno violenti.

Il “monito” del Quirinale

"Negare la cittadinanza sarebbe una follia", dice il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. "La pazzia è lo ius soli", risponde il leghista Roberto Calderoli

Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano il 22 novembre dà un messaggio chiaro: “Mi auguro che in parlamento si possa affrontare anche la questione della cittadinanza ai bambini nati in Italia da immigrati stranieri. Negarla è un'autentica follia, un'assurdità”. Gli risponde Roberto Calderoli (Lega Nord): “La vera follia sarebbe quella di concedere la cittadinanza basandosi sullo ius soli e non sullo ius sanguinis, come prevede invece oggi la legge. La Lega Nord su questa materia è pronta a fare le barricate in parlamento e nelle piazze”. Secondo Fabrizio Cicchitto (Pdl) il tema è “fuori dall'agenda”, mentre per il leghista Roberto Maroni è addirittura “uno stravolgimento dei principi contenuti nella Costituzione”, ma la Carta non viene toccata, si modifica una legge del 1992.

Capovolge il tema Francesco Storace, segretario del movimento La Destra: “Se proprio di immigrati dobbiamo parlare, si ragioni attorno ai diritti negati agli italiani e a loro figli o alle carceri che devono ospitare gli stranieri che commettono reati in casa nostra…”. Il 20 dicembre Pd e Terzo Polo rilanciano, Fini afferma: “Andiamo avanti”, ma di nuovo Gasparri interviene, stavolta su Twitter: “Passare da ius sanguinis a ius soli? Una follia giuridica. Il rischio? Incoraggiare esodo clandestini. Integrazione uguale legge e ordine”. 

Critiche non solo da destra

"La cittadinanza a chi nasce in Italia, anche se i genitori non ne dispongono, è senza senso"Beppe Grillo - Fondatore M5s

La riforma non piace neanche a chi non si dice “né di destra, né di sinistra”: Beppe Grillo, fondatore del Movimento 5 stelle, il 24 gennaio 2012 scrive sul suo blog: “La cittadinanza a chi nasce in Italia, anche se i genitori non ne dispongono, è senza senso. O meglio, un senso lo ha. Distrarre gli italiani dai problemi reali per trasformarli in tifosi. Da una parte i buonisti della sinistra senza se e senza ma che lasciano agli italiani gli oneri dei loro deliri. Dall’altra i leghisti e i movimenti xenofobi che crescono nei consensi per paura della ‘liberalizzazione’ delle nascite”.                                                            

Il 29 gennaio interviene anche il ministro dell’Interno Annamaria Cancellieri, un tecnico, ex prefetto: “Lo ius soli semplice creerebbe le condizioni di far nascere in Italia bambini da tutto il mondo. (La cittadinanza dovrebbe) 'derivare da un insieme di fattori. Se un bambino è nato in Italia i genitori sono stabilmente in Italia e magari ha già fatto parte degli studi qua ed è inserito, allora credo sia giusto”. La proposta Granata-Sarubbi, tuttavia, non prevede automatismi alla nascita. 

Fa scalpore quanto sostiene il 22 febbraio, Francesco Rutelli, leader del movimento centrista Alleanza per l’Italia (Api), intervistato da Il Giornale: “Se introduciamo lo ius soli, ossia l'automatica cittadinanza italiana per chiunque nasca sul nostro territorio, rischiamo di trasformare l'isola di Lampedusa o il porto di Ancona o la stazione di Trieste nelle succursali della più clamorosa clinica ostetrica d'Europa”, dice riprendendo un tema caro alla Lega. Gli risponde su Twitter Sarubbi: “Rutelli, te la prendi con un nemico immaginario: lo ius soli secco, nelle diverse proposte in discussione alla Camera, semplicemente non c'è”.

I promotori non cedono

“Sosteniamo con forza la sua applicazione entro la fine della legislatura e ne rivendichiamo come Fli la paternità'”, dichiara il primo agosto Fabio Granata, promotore della riforma. Il 19 novembre il ministro Riccardi deve ammettere che il suo obiettivo è difficile da raggiungere: “Mi sono battuto fin dall'inizio di questo governo per la cittadinanza agli immigrati e credo che questo sia un grande obiettivo da portare avanti, purtroppo non vedo come in questa legislatura possa essere realizzato”. Il 30 novembre Fini ribadisce che “bisogna consentire a chi nasce in Italia di diventare cittadino italiano. Ce lo chiedono i bambini che a scuola giocano con i bambini italiani, parlano i loro stessi dialetti, tifano le loro stesse squadre. Bisogna superare, nel più breve tempo possibile, una forma odiosa di discriminazione che non può esistere in un Paese civile come il nostro, memore della storia dei suoi immigrati”.

Mesi e mesi dopo, l’8 e 10 febbraio 2013, in campagna elettorale Silvio Berlusconi, che riteneva la riforma uno stratagemma elettorale dei comunisti, apriva: “Le norme vanno riviste in modo favorevole per quanto riguarda la cittadinanza”. A In onda su La7 spiegava: “Chi è nato qui può fare domanda per diventare cittadino a 18 anni. Una situazione che va rivista. Io sono per cambiare questa legge”. La sedicesima legislatura, però, si chiude senza che la proposta di legge Granata-Sarubbi sia approvata.

Leggi la prima parte - Quando Fini voleva lo ius soli temperato
Leggi la terza parte - L'impegno di Kyenge, spauracchio della destra
Leggi la quarta parte - Renzi rilancia, ma alla fine molla
Leggi la quinta parte - Terrorismo e sostituzione etnica: gli argomenti della destra
Leggi la sesta parte - L'ignavia di Grillo e i flirt con la Lega: il M5s schiva il tema 

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