Rosario Livatino, un martire laico

La beatificazione del magistrato siciliano, ucciso il 21 settembre 1990 dalla Stidda, ci insegna che l'eroismo sta nel compiere il proprio dovere

Rosy Bindi

Rosy BindiEx ministra della Salute, presidente Commissione antimafia nella XVII legislatura

15 gennaio 2021

"Non fu colpito nell’esercizio delle sue responsabilità ecclesiali, né per esse fu ucciso né in rapporto esplicito con la sua professione di fede, bensì nel cuore della sua professionalità e della sua fedeltà a servizio della città degli uomini. Per questo potremmo definire la sua morte una sorta di martirio laico". Le parole con le quali il cardinale Carlo Maria Martini commentò la morte di Vittorio Bachelet sono risuonate in me quando il 21 dicembre è stata annunciata la beatificazione del giudice Rosario Livatino. Martire, certo, perché ucciso "in odio alla fede", ma in virtù della quale ha servito la giustizia fino ad accettare consapevolmente di andare incontro alla morte. Giovanni Paolo II nel 1983 lo aveva infatti definito "martire della giustizia e indirettamente della fede". Il regalo natalizio di Papa Francesco contiene molti significati. Proviamo a scartarne alcuni.

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