Napoli, 31 ottobre 2020, manifestazione alla rotonda Diaz. F. Sasso/LaPresse
Napoli, 31 ottobre 2020, manifestazione alla rotonda Diaz. F. Sasso/LaPresse

A Napoli la crisi spinge verso l'illegalità chi si era affrancato

In una città rinata col turismo, la chiusura di ristoranti, hotel e altre attività riporterà i lavoratori verso attività di sopravvivenza opache, vicine a quelle criminali. L'usura prenderà piede

Isaia Sales

Isaia SalesProfessore di Storia delle mafie

15 gennaio 2021

Quando a inizio novembre il presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca ha annunciato di voler chiudere tutte le attività economiche prima del governo centrale (nell’ansia spasmodica di anticiparlo in durezza), c’è stata a Napoli un’aspra reazione sociale con ripetute manifestazioni di piazza, alcune delle quali sfociate in atti vandalici. Subito si è parlato di una regia della camorra dietro queste proteste. De Luca aveva tutto l’interesse a spingere verso questa interpretazione per giustificare le sue scelte sbagliate (tra cui quella di chiudere tutte le scuole, la qual cosa fa della Campania la regione col primato nazionale di giorni di lezione persi da marzo), quasi a dimostrare che le sue ordinanze avevano spaventato a tal punto i camorristi da spingerli a organizzare le proteste contro di lui per tutelare i loro affari.

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