Credits: Ivan Aleksic, Unsplash
Credits: Ivan Aleksic, Unsplash

Innamoriamoci della scuola

La didattica è una cosa seria: occorre studiarla, formarsi, aggiornarsi, non la si inventa su un gruppo WhatsApp delle mamme

Raffaele Mantegazza

Raffaele Mantegazzaprofessore associato di Scienze umane e pedagogiche dell'università Milano-Bicocca

2 novembre 2020

Parlare della scuola come bene comune significa innanzitutto rispettarne la specificità. La scuola è un'istituzione, non un servizio, e soprattutto non un servizio a domanda individuale. Non è come la macchinetta del caffè nella quale inserisco la moneta e ciò che ne esce è mio e solo mio. La scuola è il luogo della socializzazione del sapere; fa proprio il dettato democratico per cui la cultura è da condividere, anzi è insito nella struttura della conoscenza l’atto della sua condivisione. Ma il fatto che la scuola sia di tutti non significa che ciascuno possa usarla come vuole a seconda dei propri desideri. La scuola che mio figlio frequenta non è la scuola che deve fare ciò che io voglio per mio figlio; deve farlo crescere, anche mettendo in dubbio le verità acquisite nell'ambito familiare.

La didattica è una cosa seria: occorre studiarla, formarsi, aggiornarsi, non la si inventa su un gruppo WhatsApp delle mamme

Ma la specificità della scuola significa anche altro: in Italia oltre ad avere 60 milioni di commissari tecnici quando gioca la Nazionale abbiamo anche 60 milioni di sedicenti esperti di didattica che tutti i giorni all'uscita dei bambini dalle scuole pensano di dare giudizi, formulare proposte, e soprattutto criticare con i cannoni puntati. Questo non significa che la scuola sia al di sopra delle critiche: i decreti delegati e gli organi collegiali servono proprio a questo, per coinvolgere i genitori nella gestione della scuola. Ma la didattica è una cosa seria: occorre studiarla, formarsi, aggiornarsi, non la si inventa su un gruppo WhatsApp delle mamme. Dunque, occorre prima di tutto schierarsi al fianco delle scuole, letteralmente innamorarsi di esse e far innamorare i nostri figli. L’innamorato può anche amorevolmente criticare la fidanzata ma non vuole distruggerla e comunque ne rispetta le scelte e l’autonomia. Se la scuola in questi decenni è stata oggetto di scellerate scelte economiche (le si è chiesto sempre di più dandole sempre di meno) è anche perché attorno a essa i cittadini e le cittadine non hanno saputo costruire un quadrato, un guscio protettivo.

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