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La cura

La pandemia da Covid-19 sta moltiplicando povertà e disperazione. Bisogna ripartire da politiche per la casa e di sostegno al reddito e dai beni comuni

Elena Ciccarello

Elena CiccarelloDirettrice responsabile lavialibera

3 novembre 2020

"La gente è esasperata, la paura ci sta uccidendo. Non ce la fa più, non sa come vivere e non si vedono soluzioni. Ci devono trattare come esseri umani". L’editoriale potrebbe finire qui, con le parole di Carmela Manco raccolte da Daniela De Crescenzo al momento delle prime proteste di Napoli del 23 ottobre scorso. Carmela ha fondato in un quartiere periferico di Napoli est l’associazione Figli in famiglia, un centro di aggregazione dove giovani e meno giovani “ex difficili” seguono corsi di recitazione, danza e artigianato, fanno doposcuola e palestra. Per il suo impegno quasi quarantennale lo scorso dicembre è stata insignita dal presidente Sergio Mattarella dell’onorificenza di Commendatore dell’ordine al merito della Repubblica. Carmela non demorde, ma neppure nasconde le difficoltà.

Nonostante i sussidi e le misure messe in campo, povertà e disperazione si stanno allargando a macchia d’olio, in particolare nelle aree più fragili. Basta scorrere l’ultimo rapporto Caritas per averne una fotografia: nel 2020, le persone che hanno chiesto aiuto alla rete sono cresciute, sommando complessivamente circa 450 mila passaggi, e quasi la metà (il 45 per cento) sono “nuovi poveri”, soprattutto donne, che non lo avevano mai fatto prima. Cresce la necessità di beni primari e crescono le paure, le ansie e talvolta anche i conflitti dentro e fuori casa. "Nel primo lockdown con le nostre sole forze abbiamo fornito seicento 'spese' al mese, ora ci stiamo riorganizzando", ha raccontato Carmela.

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