Roma, 17 settembre 2020, Inaugurazione del murales dedicato a Willy Monteiro Duarte. Credits: C. Fabiano/LaPresse
Roma, 17 settembre 2020, Inaugurazione del murales dedicato a Willy Monteiro Duarte. Credits: C. Fabiano/LaPresse

Il fascismo strisciante dietro la morte di Willy

Siamo succubi di un sistema che promuove l'odio per il diverso. Ripartiamo dalle coscienze, non dalle piazze

Francesca Pagnotta

Francesca PagnottaCoordinamento provinciale Libera Vibo Valentia

26 ottobre 2020

Aveva 21 anni Willy Monteiro Duarte, il ragazzo che la notte fra il 5 e il 6 settembre è stato ammazzato di botte a Colleferro, alle porte della Capitale. No, questa volta non leggerete sui giornali o sui social network che ad ammazzarlo sono stati gli extracomunitari e no, questa volta non vi potrete sentire legittimati a sollevare polveroni di odio, intolleranza e violenza nei confronti di intere comunità multiculturali. Perché Willy era un ragazzo italiano, ma di origini capoverdiane, che faceva da poco il cuoco in un albergo romano ed è stato preso a calci e pugni da quattro individui italiani per aver cercato di difendere un amico. Una notizia come questa, quasi non ci tocca nemmeno. Perché, tanto, chi era Willy? "Solo un extracomunitario", ha detto qualcuno.

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