Aosta, il municipio (Mat Reding - Unsplash)
Aosta, il municipio (Mat Reding - Unsplash)

Dopo le indagini, politici sotto esame in Valle d'Aosta

Domenica e lunedì i valdostani dovranno eleggere il consiglio regionale. Dal 2019 la politica è stata colpita da procedimenti penali tra cui le indagini antimafia "Geenna" ed "Egomnia". L'ex presidente Rollandin è "impresentabile"

Redazione <br> lavialibera

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18 settembre 2020

Uno dei dati più interessanti sarà l'affluenza. Permetterà di capire quale sia il grado di fiducia dei cittadini in una classe politica duramente colpita da indagini e processi. Domenica e lunedì, in Valle d'Aosta si voterà per il referendum e per rinnovare il consiglio regionale, decaduto dopo le dimissioni del presidente Antonio Fosson (indagato in un'inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Torino). Alle ultime elezioni, il 20 maggio 2017, votarono circa 63mila persone dei 103mila aventi diritto. Da allora, però, la politica valdostana è stata segnata da una serie di procedimenti penali, sia per reati contro la pubblica amministrazione, sia per i legami tra alcuni eletti e presunti esponenti della 'ndrangheta: proprio mercoledì pomeriggio, al termine del processo di primo grado nato dall’operazione “Geenna”, il Tribunale di Aosta ha condannato tre politici per le loro relazioni dubbie. Il giorno dopo, giovedì 17, la Commissione parlamentare antimafia ha inserito l'ex presidente Augusto Rollandin tra i candidati "impresentabili" di questa tornata elettorale.

Circa 106mila elettori (dati del Ministero dell'Interno) dovranno eleggere 35 consiglieri regionali tra i 357 candidati, suddivisi in dodici liste. Un candidato su dieci ce la farà. Saranno poi gli eletti a dover eleggere poi il nuovo presidente della Vallée, regione a statuto speciale in base al quale il governatore è anche prefetto. L'affluenza potrà fornirci un indice sulla fiducia degli elettori valdostani verso i loro rappresentanti o sul funzionamento di alcuni meccanismi. Una fiducia che forse non è stata scalfita dagli scandali: mercoledì 9 settembre, fuori dal tribunale, un gruppo di persone ha accolto tra gli applausi l’arrivo di Marco Sorbara, ex assessore cittadino e consigliere regionale a processo per concorso esterno in associazione mafiosa. Tra quelle persone c’erano anche due candidati al Consiglio regionale, uno dei quali è anche consigliere comunale. Un terzo uomo, invece, si sarebbe rivolto alla referente regionale di Libera Donatella Corti e all’avvocato Valentina Sandroni dicendo loro di vergognarsi: “Della ‘ndrangheta non sapete e non capite nulla”. Soltanto il 22 agosto scorso, durante un incontro a Saint-Pierre, don Luigi Ciotti ribadiva che “è un dovere fondamentale” dei candidati esprimersi chiaramente sui rapporti tra politica e 'ndrangheta, anche perché "bisogna evitare quello che è già successo": “È anche una responsabilità fondamentale dei cittadini – aveva aggiunto – di verificare tutto questo, di chiedere conto di tutto questo, di non delegare ad altri questo impegno".

La sentenza per i politici coinvolti nell’inchiesta “Geenna”

Mercoledì 16 settembre il tribunale di Aosta ha condannato i cinque imputati nel processo “Geenna” sulla presunta locale di 'ndrangheta nel capoluogo valdostano. Tredici anni di carcere è la pena per un presunto esponente di spicco dell’organizzazione, il ristoratore Antonio Raso, accusato di associazione a delinquere di stampo mafioso. Undici, invece, quella per Alessandro Giachino, dipendente del Casinò di Saint Vincent e presunto componente della locale. Il presunto boss Raso è stato assolto dall’accusa di scambio elettorale politico-mafioso per le comunali 2015 a Saint-Pierre. È stato invece ritenuto responsabile di voto di scambio politico-mafioso (leggi la scheda) consumato insieme a Sorbara e anche del tentato voto di scambio politico-mafioso per aver promesso voti all’allora candidato sindaco di Aosta Fulvio Centoz, non ancora primo cittadino.

Sorbara, consigliere regionale sospeso, è stato condannato a dieci anni di carcere, stessa pena stabilita per Monica Carcea, ex assessore comunale a Saint-Pierre. Entrambi erano accusati di concorso esterno in associazione mafiosa. Più alta, 11 anni, la condanna per Nicola Prettico, consigliere comunale ad Aosta sospeso, ritenuto un appartenente alla ‘ndrangheta. Le condanne a questi politici sono però la punta di un iceberg.

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I presidenti coinvolti nelle indagini

Dall’inizio del 2019 la politica valdostana è stata colpita da una serie di indagini e sentenze. L'ultimo presidente in carica, Antonio Fosson, si è dimesso il 14 dicembre scorso dopo la notizia di un’inchiesta, chiamata “Egomnia”, seguito dell’operazione “Geenna” che aveva reso noti i contatti tra molti politici e alcuni uomini ritenuti esponenti delle cosche in Valle d’Aosta. Fosson, ex senatore e politico del partito autonomista Union Valdotaine (Uv), è indagato di voto di scambio politico-mafioso perché, nel corso della campagna elettorale del 2018, aveva incontrato due uomini, Giuseppe Petullà e Raso per parlare di possibili appoggi alle elezioni.

In quello stesso anno a intrattenere queste relazioni c’era anche l’allora presidente della Regione Valle d’Aosta, Laurent Viérin (Uv e poi Union valdotaine progressiste), che “ha incontrato uno degli esponenti di vertice del ‘locale’ di Aosta”, si legge in un’annotazione dei carabinieri. Da una telefonata tra un imputato di associazione mafiosa e una candidata, inoltre, “si ha il riscontro dell’avvenuto accordo tra Laurent Viérin e il locale, cioè la richiesta del politico di voti, per lui e i candidati della sua lista, e la seguente approvazione del sodalizio criminale che ha concordato e approvato i candidati da supportare, stabilendo anche i voti da attribuire”. “Il sostegno della ‘locale’ – aggiungono i carabinieri - non è stato a titolo gratuito”, ma era “finalizzato ad ottenere posti di lavoro, ovvero agevolazioni in pratiche amministrative sia per gli affiliati che per i soggetti vicini al sodalizio”.

Dagli atti delle inchieste, condotte dai carabinieri di Aosta col coordinamento della Direzione distrettuale antimafia di Torino, erano emersi i contatti tra i presunti ‘ndranghetisti e Rollandin, soprannominato “l’imperatore” perché ha guidato la regione per sei mandati in un periodo compreso tra il 1984 e il 2017: non è stato indagato ed è stato sentito come testimone nel corso del processo “Geenna”, occasione in cui ha negato qualsiasi rapporto con gli indagati. Tuttavia su di lui grava una sentenza: nel maggio 2019 è stato condannato in primo grado a 4 anni e 6 mesi di reclusione per corruzione e interdetto dai pubblici uffici per cinque anni. Nonostante la sospensione, fatta in base alla legge Severino, alle elezioni Rollandin è di nuovo in corso con un nuovo movimento politico, "Pour l’autonomie" e per questa ragione la Commissione parlamentare antimafia presieduta da Nicola Morra ha ritenuto "l'imperatore" un "impresentabile". 

Oltre a queste figure più illustri, poi, le indagini dell’antimafia hanno coinvolto altri politici, come l’ex assessore regionale al Bilancio Ego Perron (Uv, indagato e archiviato in “Geenna”, ma condannato in primo e secondo grado a un anno e otto mesi di carcere per il reato di induzione indebita a dare o promettere utilità); l’ex assessore regionale alle Opere pubbliche Stefano Borrello (Stella Alpina) e il capogruppo dell’Uv Luca Bianchi, entrambi indagati di voto di scambio politico-mafioso nell’inchiesta “Egomnia”. Sempre negli atti delle inchieste, ci sono ancora moltissimi nomi di politici locali (non indagati) che hanno cercato di incontrare uomini ritenuti portatori di voti della comunità calabrese.

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La caccia al voto

Come spiegava su lavialiberaJoselle Dagnes, ricercatrice in sociologia economica all’Università di Torino, questi legami possono essere spiegati sulla base di alcuni cambiamenti istituzionali. “Negli ultimi dieci anni, con la modifica sostanziale degli accordi finanziari tra governo nazionale e governo locale a seguito della crisi del 2007, l’afflusso di risorse economiche sul territorio è nettamente diminuito. Parallelamente, i principali partiti autonomisti – primo fra tutti, l’Union Valdôtaine – hanno perso forza, dato il sostanziale venir meno di un sistema di costruzione del consenso fondato sulla distribuzione a pioggia di incentivi e contributi economici. La competizione elettorale si è fatta così più aspra e, in occasione delle ultime elezioni, si è scatenata una vera e propria caccia al singolo voto e a coloro che dichiaravano – forse millantando – di poter garantire cospicui pacchetti di preferenze”. La Valle d’Aosta conta 130mila residenti dei quali un terzo sarebbe di origine calabrese. I politici locali pensavano fosse possibile intercettare il voto dei “calabresi” “prendendo accordi con presunti referenti della comunità” e allo stesso tempo alcune persone, come i presunti esponenti della locale di ‘ndrangheta in Val d’Aosta, “hanno perciò avuto vita facile nel presentarsi come portatori di voti della comunità calabrese”, scrive la ricercatrice.

Vi è un interesse convergente, sia del locale, sia dell’eletto: il primo accresce il suo prestigio; il secondo, al di là del sostegno e del seggio, accresce il consenso e la base elettoraleValerio Longi - Sostituto procuratore della Dda di Torino

Nel corso della requisitoria il sostituto procuratore della Dda di Torino, Valerio Longi, ha spiegato il meccanismo chiamandolo “interesse convergente”: “Vi è un interesse convergente, sia del locale, sia dell’eletto perché il locale, attraverso la fruizione di prestazione di vario genere, l’aggiudicazione di un appalto, l’assunzione di personale, l’assegnazione di alloggi di edilizia popolare o forme di assistenza di vario genere, accresce il suo prestigio, il suo potere, la sua riconoscibilità e rafforza i vincoli e i legami con persone estranee al locale – ha detto il pm –, ma giova anche al politico che, al di là del sostegno elettorale e all’aggiudicazione del seggio, attraverso poi l’esercizio di questa funzione, con l’erogazione di favori, accresce il suo consenso e la sua base elettorale”. L’assenza di intimidazione e minacce non è un “segno di debolezza del locale, ma al contrario è un segno di forza perché non c’è bisogno di convincere con modi intimidatori, ma è sufficiente la mera appartenenza al locale”.

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Salvini cavalca l’onda

Le persone condannate non meritano di essere definite valdostane e autonomisteMatteo Salvini - Leader della Lega

Inseguito dalla inchieste sui fondi della Lega, Matteo Salvini mercoledì era ad Aosta per la campagna elettorale e ha cercato di cavalcare la notizia della sentenza: “Poche ore fa sono stati condannati ad anni e anni di galera delle persone che non meritano di essere definite valdostane e autonomiste perché a noi la 'ndrangheta fa schifo, la 'ndrangheta voti chiunque altro, ma non la Lega: ci fanno schifo i voti dei mafiosi e degli 'ndraghetisti, hanno tanti partiti da scegliere, non la Lega".

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