Migranti intercettati dalle autorità al confine italo-sloveno. Credits: Rosita Rijtano
Migranti intercettati dalle autorità al confine italo-sloveno. Credits: Rosita Rijtano

"Sui migranti un'illegalità che va bene al Governo"

La riforma dei decreti sicurezza è di nuovo al palo, mentre al confine italo-sloveno continuano le riammissioni. "Inaccettabile", denuncia Gianfranco Schiavone, vicepresidente Asgi, che accusa la sudditanza culturale del Pd

Rosita Rijtano

Rosita RijtanoRedattrice lavialibera

9 settembre 2020

La riforma dei decreti sicurezza è di nuovo al palo, mentre al confine italo-sloveno continuano le riammissioni: una pratica che consente alle autorità italiane di restituire a quelle slovene parte dei migranti intercettati, in virtù di un accordo bilaterale firmato a Roma nel 1996. "Procedure illegali", denuncia Gianfranco Schiavone, vicepresidente dell'Associazione per gli studi giuridici sull'immigrazione (Asgi), che definisce la situazione "inaccettabile".

"Il silenzio di una parte della maggioranza di Governo indica una profonda sudditanza culturale: si ha paura di affrontare il tema, invece di dire ai cittadini la propria diversa visione delle migrazioni, lasciando così parola solo alla destra e all'estrema destra"

Ma ancora più inaccettabile, per Schiavone, è la mancanza di una presa di posizione da parte del Partito democratico, di cui è figlia la scelta di posticipare alle elezioni regionali e amministrative la revisione dei decreti Salvini. "Un rinvio che può volerne dire la fine — dice —. Il silenzio di una parte della maggioranza di Governo indica una profonda sudditanza culturale: si ha paura di affrontare il tema, invece di dire ai cittadini la propria diversa visione delle migrazioni, lasciando così parola solo alla destra e all'estrema destra". 

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Dottor Schiavone, cosa succede a Trieste?
Abbiamo denunciato l'illegalità delle riammissioni qualche mese fa, ma la situazione non è migliorata. Anzi, si sono persino verificati dei rastrellamenti in città: le persone deportate in Slovenia non sono state prese solo non in prossimità del confine, ma anche nel centro di Trieste. Con il risultato che si è creato un clima di terrore e sono state favorite le operazioni dei trafficanti. Ora la loro offerta riguarda anche il territorio italiano, prima poco allettante dato che i migranti si spostavano con mezzi ordinari. Inoltre, da una parte in un'intervista a Il Piccolo, il ministro dell'Interno Luciana Lamorgese ha affermato che è illegale respingere i richiedenti asilo. Mentre dall'altra — in risposta all'interrogazione parlamentare del deputato Riccardo Magi —, il Viminale ha ammesso per iscritto che la pratica riguarda anche i richiedenti asilo, di cui il nostro Paese ignora la volontà di fare domanda. La violazione delle normative interne e di quelle europee non potrebbe essere più evidente. Non si era mai vista una risposta del genere da parte di un governo dell'Unione: siamo arrivati alla rivendicazione ideologica dell’illegalità. È necessaria un'inchiesta parlamentare e giudiziaria sulle responsabilità, cioè su chi ha dato vita a questa prassi illegale, chi ancora la mette in atto, come funziona la catena di comando e così via. 

"È necessaria un'inchiesta parlamentare e giudiziaria sulle responsabilità, cioè su chi ha dato vita a questa prassi illegale, chi ancora la mette in atto, e su come funziona la catena di comando"

Perché queste riammissioni sono illegali?
Le riammissioni incidono sulle libertà personali, in quanto le persone vengono trasferite coattivamente da un Paese all'altro, quindi non sono possibili in assenza di un provvedimento motivato e notificato all’interessato. Provvedimento che, invece, manca nel caso delle riammissioni dall'Italia alla Slovenia. Non è un particolare tecnico/burocratico, ma il perno intorno al quale ruota l'intera operazione: l'inesistenza dell'atto fa sì che non si possa discutere in giudizio della sua legittimità. Questo vale in ogni caso. Poi, per chi vuole chiedere protezione internazionale, l'illegittimità delle riammissioni diventa abnorme perché si tratta di una violazione della direttiva procedure (che stabilisce procedure comuni per il riconoscimento e la revoca della protezione internazionale all'interno dell'Unione europea, ndr) e soprattutto delregolamento Dublino 3 (che disciplina a quale Paese spetta valutare la richiesta d'asilo, ndr). Le regole sono chiare: le domande vanno accolte e registrate dall’autorità dello Stato cui il migrante si rivolge, alla frontiera o all’interno del territorio, e solo una procedura disciplinata da Dublino 3 può stabilire se la persona che chiede asilo deve eventualmente essere spostata e in quale Paese.

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In entrambi i casi viene negato l’accesso alla richiesta di asilo. Certo, c’è una differenza tra l'essere rimandati in un altro paese dell'Unione europea e in uno Stato extra-Ue. Ma ciò che rende particolare le riammissioni italo-slovene è il fatto che i migranti vengono immessi in una catena ben organizzata che riguarda la Slovenia e la Croazia, il cui esito è di fatto l’espulsione senza provvedimenti in Bosnia: un paese esterno all’Ue.

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Qual è la posizione della maggioranza di governo in merito?
I partiti politici si negano. Abbiamo cercato di stimolare una discussione, anche solo informale, ma la chiusura è totale. In particolare, il Partito democratico, seppur informato a tutti i livelli, ha scelto di non prendere posizione. Una mancanza che credo si giudichi da sé. Se i respingimenti non cessano e non c’è una presa di posizione pubblica sulla situazione,  il Pd può essere definito connivente. Ormai sono passati tre mesi dall'inizio di questa vicenda: il ritardo non è più ammissibile.

Il governatore della Sicilia ha lamentato una situazione ingestibile e hotspot al collasso. Che cosa non sta funzionando?
Difficile rispondere perché da oltre un anno il ministero dell'Interno non fornisce alcun dato sulla situazione nei centri di accoglienza. Possiamo ipotizzare che le strutture siano piene ma anche che non lo siano e i trasferimenti non vengano fatti per diverse ragioni: ostilità delle realtà locali, incapacità della macchina amministrativa, o resistenze dovute al legame di una parte dell'apparato al vecchio esecutivo giallo-verde. Di certo, i posti in accoglienza sono di meno meno e durante il lockdown non c’è stato un ricambio degli ospiti in quanto le persone che avevano terminato il periodo di accoglienza, ma non sapevano dove andare, sono rimaste.

"Il rinvio della riforma dei decreti sicurezza potrebbe volerne dire la fine"

Quanto hanno inciso i decreti sicurezza sulla situazione?
A seguito dei decreti sicurezza, una serie di misure amministrative hanno tagliato drasticamente i servizi e impedito la realizzazione di strutture di accoglienza più piccole e diffuse che hanno lasciato il posto alle grandi realtà, quindi all’utilizzo di caserme dismesse, capannoni e così via. Luoghi che sono diventati pericolosissimi durante il Covid, perché è impossibile organizzare le misure di distanziamento sociale necessarie per limitare la diffusione dell'epidemia. L'alto numero di casi al loro interno non sono stati dovuti ai migranti ma al fatto che le persone si trovano in strutture dove la possibilità di contagio è estremamente elevata.

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Coma valuta il posticipo della riforma alle elezioni regionali?
Una scelta molto sbagliata soprattutto perché indica una profonda sudditanza culturale. Si ha paura di affrontare questi argomenti, invece di dire al cittadino italiano la propria alternativa visione delle migrazioni. Così la parola rimane sempre e solo alla destra e all’estrema destra. Inoltre, non è detto che il dopo elezioni sarà un momento favorevole per portare avanti la riforma. Il rinvio, quindi, potrebbe volerne dire la fine. 

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