Foto di Jeremy Thomas
Foto di Jeremy Thomas

Droga: l'infinito mercificato

Alla radice della tossicomania ci sono la fame di infinito con cui veniamo al mondo e il nostro bisogno di autotrascenderci. Ma di sostanze stupefacenti si può credibilmente parlare solo avendole sperimentate

Fabio Cantelli Anibaldi

Fabio Cantelli Anibaldigià codirettore di Narcomafie e scrittore

3 maggio 2020

Lo ammetto: scrivere di droga, per me, è come camminare sulle uova o sui tizzoni ardenti. La droga è stata una esperienza centrale della mia vita, un despota che ha regnato diciott’anni per via diretta o indiretta, prima come totalità e poi come ombra di un passato che non voleva saperne di passare. E in fondo anche un po’ adesso regna attraverso domande a cui è difficile, forse impossibile rispondere. Fra tutte la più ineludibile e urticante è: Perché mi sono drogato? Cosa cercavo? E perché ho continuato a cercare anche quando sapevo d’essere finito in un vicolo cieco, un corridoio del death row, la sezione dove i condannati aspettano l’iniezione letale?.

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