Coronavirus, per la fase 2 occorre tutelare i whistleblower

Frodi nelle forniture, tangenti sugli appalti: emergenza e scarsi controlli sono occasione per imprenditori rapaci. Potenziare gli strumenti dell'anticorruzione potrebbe essere una via

Redazione <br> lavialibera

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4 maggio 2020

Appalti truccati, frodi nelle forniture dei dispositivi, tangenti per l’igienizzazione. In questa fase dell’emergenza legata a Covid-19 stanno emergendo casi di malaffare e corruzione legati alla fornitura di mascherine o ad altri servizi. E nella fase 2 bisognerà fare ancora più attenzione: “Purtroppo è sempre successo: quando c’è crisi economica la delinquenza si addentra nelle fessure – spiega Enza Rando, vicepresidente di Libera –. Manca una cultura dell’emergenza e non c’è pianificazione. Si procede senza regole e con minori controlli, così chi vuole approfittarne può farlo”. Le procedure semplificate, senza controlli o con verifiche più tenui, danno la possibilità ad alcuni imprenditori di poter speculare e così “al termine di questa pandemia, non ci saranno soltanto nuovi poveri, ma anche persone che si saranno arricchite perchè rapaci, senza regole etiche”. E allora diventa molto utile il whistleblowing, cioè la segnalazione fatta da chi sul luogo di lavoro assiste a episodi opachi e corruttivi e può accedere a tutele di riservatezza e salvaguardia, come previsto dalla legge 190 del 6 novembre del 2012. “Noi pensiamo sia una figura essenziale, da non lasciare sola e da accompagnare, e richiede un contorno giuridico importante. Sono sentinelle dell’etica delle istituzioni. Rendere debole questa figura vuol dire indebolire la pubblica amministrazione”. 

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Preparare la fase 2

Tutelare i segnalanti sarà fondamentale soprattutto nelle prossime fasi della pandemia: “La fase 2 sarà fatta anche di segnalazioni e denunce: si esce di casa, ci si sente più forti e si potrà parlare”, dice Rando. Ma si deve preparare adesso il terreno: “Bisogna potenziare gli strumenti di prevenzione del malaffare, cominciando dai due principali: il potenziamento della disciplina sulla trasparenza, affinché sia possibile vigilare dal basso la fase 2 tramite l'azione di gruppi di monitoraggio, e ovviamente il whistleblowing – aggiunge Leonardo Ferrante, referente nazionale del settore Anticorruzione civica e cittadinanza monitorante delle associazioni Libera e Gruppo Abele –. Non bisognerà far scivolare questi temi all’ultimo posto della classifica delle priorità. Dare respiro a strumenti che permettano l’emersione di comportamenti prodromici, quelli che precedono il comportamento corruttivo stesso, ci aiuterà ad anticipare la corruzione, e a non rincorrerla con la sola azione penale”. Su alcuni aspetti di questo strumento, però, ci sono ancora discussioni in corso tra le istituzioni.

Rallentamenti e gioco d’anticipo

Nel luglio 2019 l’Autorità nazionale anticorruzione (Anac) ha predisposto un documento: le “Linee Guida in materia di tutela degli autori di segnalazioni di reati o irregolarità di cui siano venuti a conoscenza in ragione di un rapporto di lavoro”. Queste linee guida servono alle amministrazioni pubbliche e agli altri enti “ad esse assimilati”, ma anche ai loro dipendenti che volessero fare segnalazioni. Tuttavia a marzo il Consiglio di Stato, massimo organo della giustizia amministrativa, ha dato un parere restrittivo e chiesto ulteriori chiarimenti all’Anac. Questo potrebbe rendere più difficile la pratica del whistleblowing: “Partiamo da una premessa: quando si parla di questo strumento non si ha a che fare solo con carte e documenti, ma con persone reali che possono trovarsi a vivere ansie, timori, dubbi. Le incertezze aumentano molto quando l’orientamento sulla materia cambia nel giro di poco tempo – prosegue Ferrante –. Noi stessi a volte fatichiamo, nel nostro lavoro di accompagnamento, a seguire di volta in volta interpretazioni diverse. Crediamo che l’emergere di visioni plurali non giovi al whistleblowing, soprattutto in una fase in cui occorrerebbe guardare avanti”. Secondo il referente del settore Anticorruzione di Libera e Gruppo Abele bisogna giocare d’anticipo: “Entro la fine del 2021 l’Italia dovrà riformare la materia per rispondere alla direttiva europea 1937 del 2019 che, passo straordinario, obbligherà tutti gli Stati dell’Unione europea a dotarsi di una disciplina avanzata su questo ambito. Lanciamo a tutti una proposta concreta: più che moltiplicare una riflessione sulla precedente normativa, facciamo convergere le migliori forze e intelligenze, istituzionali e civiche, attorno al recepimento italiano della direttiva affinché risenta delle lezioni apprese e delle esperienze finora maturate, che vengano da istituzioni, da movimenti impegnati nell’advocacy, da iniziative civiche come Linea Libera o simili. Noi siamo a completa disposizione”. 

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Gli obiettivi

Oltre che rispondere agli obblighi comunitari, mettere al centro della questione il whistleblower avrebbe innumerevoli vantaggi: “Farlo significa prevedere massima tutela di riservatezza, ampliando le categorie che possono accedere alla segnalazione specie se deboli (precari, ricercatori, tirocinanti); definire bene il campo d’azione della segnalazione stessa distinguendola da ciò che riguarda il penale e soprattutto rimuovere qualunque tipo di incertezza perché un potenziale segnalante incerto su prassi e garanzie di tutela sceglierà di non segnalare”. Fare questo significherebbe anche “promuovere strutturalmente iniziative come Linea libera: diventerà evidente che, prima ancora di comprendere la qualità di una segnalazione, ci interrogheremo sui rischi che la persona può vivere e sul come non lasciare solo nessuno”.

È necessario definire questo ambito con chiarezza perché un potenziale segnalante incerto su prassi e garanzie sceglierà di non segnalare Leonardo Ferrante - referente Anticorruzione Libera e Gruppo Abele

Secondo Ferrante è necessario “un riconoscimento formale del ruolo dei soggetti informali nella cura della persona in situazioni di dilemma etico”. A questo bisogna affiancare anche la creazione di portali dedicati che “devono garantire le migliori sicurezze: senza un lavoro culturale all’interno dei singoli enti pubblici e proposto in modo diffuso dalla società civile, non saremo in grado di generare quel cambiamento di percezione negativa rispetto all’istituto e chi segnala”. Ultimo, ma non meno importante, bisognerà armonizzare “l’istituto del whistleblowing con quello dei testimoni di giustizia” perché, conclude Ferrante, “può capitare che ci si ritrovi a segnalare un’opacità che ha come soggetti occulti anche persone vicine alla criminalità organizzata. Sarebbe utilissimo apprendere dall’esperienza italiana anche per migliorare la normativa sulle segnalazioni con i dovuti distinguo”.

L’esempio di Linea Libera, il centralino per un aiuto

Da quando è cominciata l’emergenza Covid-19, in seguito agli allarmi sul rischio usura, le telefonate a Linea Libera, un servizio di ascolto ideato da Libera (Numero verde 800 582727), sono aumentate: “Questo servizio è nato sul solco di Sos Giustizia, progetto cominciato dieci anni fa – spiega Francesca Rubino, una dei tre operatori –. Prima il servizio si rivolgeva a vittime di usura ed estorsione per dare un servizio di ascolto, orientamento, accompagnamento alla denuncia, ma anche di guida nella normativa. Con Linea Libera dal 2018 abbiamo allargato l’accompagnamento anche ai segnalanti”. In cosa consiste? “Noi facciamo un accompagnamento alla segnalazione, che deve essere obiettiva e documentata”, risponde Rubino. Questo servizio è inquadrato anche da un protocollo firmato nel luglio scorso tra Libera e Anac. “Adesso tutta la filiera delle mascherine e dei Dpi si presta a illeciti importanti e attuali”, ragione per cui i whistleblower sono fondamentali.

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