Fridays for future, guida al movimento che vuole salvare la Terra dal riscaldamento globale

Gli scioperi per il clima iniziati nel 2018 dall'attivista svedese Greta Thunberg hanno portato in piazza oltre sette milioni di persone, soprattutto giovani, in più di cento Paesi. I ragazzi chiedono ai governi l'adozione di misure immediate per garantire un futuro al nostro pianeta

di Redazione

28 gennaio 2020

Hanno per protagonisti soprattutto i giovani. Ragazzi e ragazze tra i 14 e i 25 anni accomunati dalla stessa preoccupazione: la crisi climatica, quel riscaldamento globale che scioglie ghiacciai, inonda città e incendia foreste. Sono i Fridays for future (Fff), tradotti letteralmente come “venerdì per il futuro”: scioperi mondiali, conosciuti anche con il nome di Youth for climate, Climate strike o Youth strike for climate, che in due anni hanno portato in piazza oltre sette milioni di persone in più di cento Paesi. Dall’Australia al Brasile, passando per l’Europa.

“Non esiste un Pianeta B”, “Ci avete rotto i polmoni”, sono alcuni degli slogan ricorrenti di un movimento che vuole puntare i riflettori sull’esigenza di adottare misure immediate per salvare la Terra, ormai sull’orlo del collasso ecologico. Alle loro manifestazioni pacifiche si sono poi affiancate le azioni di disobbedienza civile di Extinction rebellion, definiti i “ribelli del clima” per le loro proteste radicali.

Come sono iniziati i Fridays for future e chi è Greta Thunberg

Per raccontare la storia dei Fridays for future si può partire da una foto. Un’istantanea che è stata pubblicata sulle prime pagine dei quotidiani di tutto il mondo e ritrae una ragazza intabarrata in un impermeabile giallo: la si vede seduta a terra di fianco a un cartellone con su scritto “skolstrejk for klimatet”, “sciopero della scuola per il clima”.

@rositarijtano

I Fridays for future sono iniziati così: con la protesta solitaria di quella ragazza dalle lunghe trecce bionde. Il suo nome è Greta Thunberg, abita a Stoccolma, in Svezia, e ha iniziato a lottare da sola per il bene della Terra il 20 agosto del 2018, alla vigilia delle elezioni politiche svedesi che si sarebbero tenute il mese successivo.

All’epoca Greta Thunberg aveva appena 15 anni e a partire da quel momento, per tre settimane, ha saltato la scuola  tutti i giorni per manifestare davanti al parlamento del proprio Paese chiedendo al governo di tagliare le emissioni di anidride carbonica. Una richiesta che non ha accantonato neanche dopo il voto, continuando a scioperare ogni venerdì. La battaglia individuale di Greta, raccontata dai giornali, è presto diventata una battaglia collettiva e ha ispirato il movimento conosciuto oggi con il nome di Fridays for future, di cui Thunberg è diventata paladina.

Nei 16 mesi successivi le manifestazioni di protesta contro il riscaldamento del pianeta hanno assunto portata globale. E l’attivista svedese, figlia della cantante d’opera Malena Ernman e dell’attore Svante Thunberg, ha fatto sentire le proprie ragioni ai potenti della Terra: ha affrontato una traversata transoceanica in barca a vela per parlare a New York davanti ai rappresentanti delle Nazioni unite, ha incontrato papa Francesco, nonché convinto quattro milioni di giovani in tutto al mondo a unirsi a lei il 15 marzo e il 20 settembre del 2019, in quella che è stata definita la più grande manifestazione per il clima nella storia dell’umanità.

“Thunberg non ha una soluzione magica (al problema, ndr), ma è riuscita a creare un cambiamento attitudinale a livello globale, trasformando milioni di vaghe ansie notturne in un movimento mondiale che chiede un cambiamento immediato”, scrive il magazine statunitense Time che nel 2019 ha premiato la ragazza con il titolo di “persona dell’anno”.

Le richieste dei ragazzi di Fridays for future

Il “diritto al futuro” è la principale richiesta dei ragazzi di Fridays for future, che definiscono il loro movimento “pacifico, apartitico e contro ogni forma di discriminazione”. Un domani che rischia di essere compromesso dal riscaldamento globale. Sono, ormai, molti gli studi scientifici che dimostrano come l’innalzamento delle temperature medie stia avvenendo a dei ritmi accelerati mai registrati prima, con conseguenze devastanti.

L’Antartide sta perdendo masse di ghiaccio a una velocità che da 40 miliardi di tonnellate l’anno, nel decennio 1979-1990, è salita a 252 miliardi di tonnellate l’anno tra il 2009 e il 2017. La Groenlandia si sta sciogliendo con un’intensità che è la più alta da almeno 350 anni e i ghiacciai di montagna sono in ritirata in quasi tutto il pianeta. Per quel che riguarda le responsabilità dell’uomo, la letteratura scientifica è chiara al riguardo: c’è una forte correlazione temporale tra l’aumento delle temperature medie e l’aumento nell’atmosfera della concentrazione di gas serra, causato dalle attività umane. Un altro aspetto da considerare è l’inquinamento, determinato dall’immissione in atmosfera di sostanze inquinanti, che ha molteplici conseguenze negative sulla nostra salute.

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Ecco perché i giovani che scioperano per il clima chiedono ai governi di adottare politiche efficaci in campo ambientale. A partire dal rispetto degli accordi di Parigi del 2015, con cui i 186 Paesi che hanno ratificato il patto si sono impegnati a mantenere l’aumento della temperatura media globale al di sotto di un grado e mezzo, con un limite massimo di due gradi, rispetto alle temperature precedenti l’inizio dell’era industriale. Un obiettivo più ambizioso è l’azzeramento delle emissioni nette di gas serra a livello globale entro il 2050, per raggiungere il quale si rende necessaria una transizione energetica: dai combustibili fossili alle fonti rinnovabili. Inoltre, i giovani in lotta per il clima puntano a un mutamento radicale del sistema economico e sociale, un cambiamento degli stili di vita e un metodo di produzione fondato sul rispetto dell’ambiente.

La frangia italiana del movimento Fridays for future ha affiancato alle richieste globali delle domande specifiche dirette al ministero dell’Istruzione del nostro Paese. La prima è l’aumento dei fondi destinati alla scuola, all’università e alla ricerca per sostenere l’innovazione ecologica e rendere gli istituti scolastici sostenibili al 100 percento. Poi la revisione dei programmi didattici per evidenziare le conseguenze dell’utilizzo di combustibili fossili e l’inserimento di insegnamenti basati su modelli di sviluppo sostenibile. Infine, l’interruzione di tutte le collaborazioni tra il Miur e le aziende inquinanti che non abbiano ancora previsto un piano di decarbonizzazione entro il 2025, nonché un piano di bonifiche e risarcimento danni.

Attivisti fridays for future

Che cosa hanno ottenuto i ragazzi di Fridays for future?

Il principale risultato raggiunto dal movimento Fridays for future è stato quello di essere riuscito a sensibilizzare l’opinione pubblica sulla crisi climatica in corso. Un grido d’allarme cui non sono rimaste indifferenti neanche le istituzioni che, almeno formalmente, hanno accolto le rivendicazioni dei ragazzi muovendo i primi passi nella direzione di una svolta verde in cui l’Unione europea punta a giocare un ruolo di primo piano.

Il 28 novembre del 2019 il parlamento Ue ha approvato con 429 voti a favore, 225 contrari e 19 astenuti una risoluzione in cui la crisi climatica viene dichiarata “emergenza” a livello globale ed europeo. Mentre in un’altra risoluzione ha esortato la Commissione ad adottare una strategia per raggiungere la neutralità climatica entro il 2050 e a includere un obiettivo di riduzione del 55 percento delle emissioni di gas serra entro il 2030 all’interno del Green new deal europeo: il programma che costituirà l’asse portante delle politiche del prossimo esecutivo comunitario con il proposito di portare avanti la trasformazione sostenibile del Vecchio continente. I deputati hanno anche chiesto ai membri dell’Unione di raddoppiare i loro contributi al Fondo verde internazionale per il clima, cioè il fondo istituito nel 2010 per aiutare i Paesi in via di sviluppo a ridurre le emissioni di gas serra e ad adattarsi al cambiamento climatico.

“Vogliamo essere i precursori di tecnologie pulite e nella finanza verde”, ha dichiarato la presidente della Commissione europea Ursula Von der Leyen, presentando la tabella di marcia. In questa direzione si stanno muovendo pure le amministrazioni locali: per esempio, sia Milano sia Torino si sono impegnate ad adottare delle misure per contrastare l’inquinamento. Tuttavia, sul piano operativo, c’è ancora molto lavoro da fare come dimostra il mancato successo della Cop25, la conferenza sul clima che nel dicembre del 2019 ha riunito a Madrid i delegati di 195 nazioni: si è conclusa con un generico appello, lasciando irrisolti numerosi nodi cruciali.

La rete di Fridays for future in Italia

I ragazzi di Fridays for future Italia sono scesi in piazza in oltre 180 città. Il movimento può contare su più di 140 gruppi di coordinamento a livello locale, come si può vedere sulla mappa pubblicata sul sito italiano dedicato al movimento; su un account Twitter (@fffitalia) con 4517 follower; e su una pagina Facebook (@FridaysItalia) da 34mila fan.

Nel nostro Paese si terrà anche il raduno internazionale dei ragazzi dei Fridays for future che si ritroveranno il prossimo agosto a Torino. Il capoluogo sabaudo, tra le peggiori città d’Europa per concentrazione di polveri sottili secondo l’ultimo rapporto di Legambiente, è stato scelto al termine di una selezione a cui hanno partecipato 200 metropoli. Le motivazioni che hanno portato gli attivisti a farne la sede della propria assemblea sono tre: la sua posizione al centro del Vecchio continente lo rende facilmente raggiungibile; è riconosciuto a livello universitario; e, soprattutto, “ne ha bisogno”. Ospite d’onore sarà Greta Thunberg che a Torino può essere considerata di casa: già lo scorso dicembre l’attivista svedese è arrivata in città per scioperare contro il riscaldamento globale insieme ai ragazzi italiani, chiamando a raccolta cinquemila persone. Le date dell’incontro, che durerà cinque giorni, devono ancora essere stabilite e saranno fissate attraverso un sondaggio online.

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